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16 aprile 2018

Siria, calma apparente

L’operazione militare portata avanti congiuntamente in Siria nella notte tra il 13 e 14 aprile da Stati Uniti, Regno Unito e Francia contro il centro di ricerca scientifica sullo sviluppo delle armi chimiche di Barzeh, alla periferia di Damasco e contro un deposito di stoccaggio e un centro di comando dell’esercito nell’area di Homs, può essere letta più per il suo significato simbolico che non per la sua efficacia pratica. Le strutture sono state distrutte o gravemente danneggiate ma proprio l’insistenza degli Stati Uniti sulle conseguenze concrete dell’azione rivela il carattere estremamente politico della risposta al presunto utilizzo delle armi chimiche nella zona di Douma.

Alcuni osservatori hanno sottolineato come i costi sostenuti, con l’utilizzo di 105 missili, siano molto superiori ai danni. Eppure, la soddisfazione di Trump appare sincera; come avvertiva von Clausewitz, la politica ha bisogno di prolungamenti militari coerenti e lo scenario siriano era e rimane complesso. Gli Stati Uniti avevano la necessità di mandare un messaggio chiaro agli attori presenti nello scenario siriano senza coinvolgere direttamente la Russia e l’Iran, e al tempo stesso di rassicurare i propri alleati nell’area, principalmente Israele e Arabia Saudita, sul carattere relativo e non immediato del disimpegno americano. Far corrispondere pienamente a questo obiettivo politico un’operazione militare gestita su un terreno gremito di diversi attori politici e militari e ovviamente di civili indifesi, non era facile e in questo senso l’operazione è pienamente riuscita.

I russi sono stati avvertiti preventivamente dell’attacco e si è accuratamente evitato di coinvolgere loro e gli iraniani, il monito rispetto alle armi chimiche è stato lanciato, non ci sono state vittime civili, gli alleati si sono sentiti, sia pur tiepidamente, rassicurati.

Lo scenario generale non è troppo mutato, anche se le relazioni tra Russia e Stati Uniti sono a livelli preoccupanti e si parla apertamente ormai di ritorno alla guerra fredda. Le parole usate durante la riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU il 14 aprile sono state durissime, con reciproche accuse e incrocio di veti, però è possibile che l’operazione militare incida nella realtà dei fatti molto poco. Molti osservatori ritengono che Trump manterrà i suoi propositi di disimpegno graduale dalla Siria e che la presenza di altri attori, Russia in primo luogo, si consoliderà. L’evoluzione della situazione siriana, la questione curda, la sempre più esplicita ostilità tra Israele e Iran, rendono comunque gli equilibri fragili in tutto il Medio Oriente e la possibilità di ulteriori conflitti aperti tutt’altro che remota.

Crediti immagine: ANSA/AP