26 gennaio 2018

Stati Uniti-Cina, un deficit persistente

Nonostante i propositi bellicosi di inizio mandato, il primo anno della nuova amministrazione registra un ulteriore aumento del deficit commerciale degli Stati Uniti verso la Cina. È di pochi giorni fa la decisione di imporre dazi doganali su pannelli solari e lavatrici come contromisure a tutela dei produttori nazionali, presa in una continuità con le promesse della campagna elettorale. La situazione non è però facile da gestire senza rischiare contraccolpi e le cifre in gioco sono enormi. Infatti il surplus commerciale della Cina nei confronti degli Stati Uniti ha raggiunto la cifra record di 275,81 miliardi di dollari, pari al 65% dell’attivo generale cinese che è di 422,5 miliardi. L’idea di agire soprattutto facendo leva sulle tariffe potrebbe scontrarsi con una realtà più complessa.

Secondo alcuni analisti, le misure protezioniste per evitare un eccesso di importazioni da Paesi come il Messico o la Cina potrebbero sul medio periodo mostrarsi molto meno efficaci di quanto auspicato da Trump; per arginare il deficit commerciale devono trasformarsi anche altri scenari, in modo che sia possibile un rilancio delle esportazioni americane, compresse fortemente dal calo dei consumi nell’area euro. Inoltre secondo gli esperti i deficit commerciali sono influenzati soprattutto dai movimenti di capitali e dallo spostamento di flussi di risparmio a livello internazionale. La sfida egemonica tra Stati Uniti e Cina conoscerà comunque nuovi sviluppi, sul terreno delle nuove tecnologie e dei mercati, piuttosto che su un piano politico e militare. Una considerazione però appare preliminare ad un approfondimento: in questo momento il timone del gigante asiatico appare saldamente nelle mani di Xi Jinping, uscito rafforzato dal congresso del PCC svoltosi nel 2017, mentre la leadership di Donald Trump sembra molto meno solida. Il presidente degli Stati Uniti è circondato infatti da diffuse perplessità, molto radicate anche all’interno del suo partito, che rendono più fragile l’azione di governo, tanto più che l’amministrazione sarà condizionata dalle elezioni di medio termine dell’autunno 2018.


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