26 giugno 2020

Tensione fra Turchia e Francia, divise dalla crisi libica

La Francia ha chiesto all’Unione Europea (UE) l’apertura di un confronto urgente per ridefinire i rapporti con la Turchia. La tensione fra i due Paesi è molto forte, nonostante la comune appartenenza alla NATO, a causa dei contrasti sulla questione libica. Martedì 23 giugno sono stati arrestati quattro cittadini turchi accusati di spionaggio a favore della Francia. Uno di loro, Metin Özdemir, avrebbe confessato, secondo fonti turche, di aver collaborato con la Direction générale de la sécurité extérieure (DGSE), l’agenzia d’intelligence di Parigi, in un’indagine rivolta soprattutto verso gli ambienti fondamentalisti collegati con il governo. Naturalmente anche questa vicenda minore di spionaggio (si parla di pagamenti di 300 dollari in cambio di informazioni) si inserisce nel contesto di relazioni ormai deteriorate.

L’episodio più grave, che è attualmente oggetto di un’inchiesta in ambito NATO, è avvenuto il 10 giugno a largo delle coste libiche. La nave cargo Cirkin, con bandiera tanzaniana, scortata da tre fregate turche, è stata intercettata dalla nave greca Spetsai e dalla francese Courbet che hanno chiesto di ispezionare la Cirkin nell’ambito della missione europea Irini sospettando che stesse violando l’embargo delle armi alla Libia. I turchi si sono frapposti e, secondo la versione francese, hanno puntato i radar a raggi infrarossi contro la Courbet mentre i militari a bordo indossavano i giubbotti antiproiettile. I francesi, rispettando le regole di ingaggio di Irini, si sono ritirati evitando lo scontro, ma hanno fortemente protestato a livello diplomatico e in ambito NATO.

Naturalmente i contrasti vanno al di là dei singoli episodi e hanno origine nell’iniziativa turca che con il suo impegno diretto sul campo ha ribaltato i rapporti di forza all’interno della guerra civile libica. Grazie all’appoggio di Ankara, il governo di Tripoli, che sembrava agonizzante, ha rotto l’assedio condotto dall’Esercito nazionale libico (NLA) di Khalifa Haftar e si è mosso con le sue milizie e i suoi alleati in direzione di Sirte e della Cirenaica. Una situazione che ha creato allarme fra i molti sostenitori del generale Haftar, che sono la stessa Francia e in forma più diretta l’Egitto, la Russia e gli Emirati Arabi Uniti. La Russia, mettendo a disposizione i cacciabombardieri MiG-29 e Sukhoi Su-24, ha contribuito a rallentare l’offensiva di Tripoli verso Sirte. L’Egitto ha addirittura minacciato di intervenire direttamente se Sirte dovesse cadere; la Francia sta invece usando le armi della diplomazia; nega la legittimità del governo di Fayez al-Sarraj e accusa la Turchia di violare l’embargo e di ingerenza. Soprattutto Parigi sta cercando di far schierare gli Stati Uniti e l’Unione Europea contro Erdoğan.

La possibilità che la polveriera libica esploda e si vada a un confronto fra Egitto e Turchia o di un maggiore coinvolgimento diretto di Mosca è uno scenario che spaventa la comunità internazionale ma non si può escludere. Nella partita libica si è attivata anche l’Italia attraverso una missione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Tripoli, mercoledì 24 giugno. Il ministro si è pronunciato contro l’ipotesi di una divisione della Libia e per avviare una soluzione diplomatica sotto l’egida dell’ONU. Di Maio ha incontrato il presidente al-Serraj, il ministro degli Esteri Mohamed Siala e il ministro dell’Interno Fathi Bashagha, e ha affrontato anche, e soprattutto, il tema delle relazioni bilaterali tra la Libia e l’Italia e il dossier sull’immigrazione. L’Italia vuole rinnovare per altri tre anni, aggiornandolo, protocollo d’intesa firmato tra i due Paesi nel febbraio 2017, concordando l’impegno dei libici nel controllo dei flussi migratori. L’ipotesi di una escalation della situazione libica rappresenta ovviamente una forte preoccupazione per la diplomazia italiana.

 

Immagine: Da sinistra, Vladimir Putin, Emmanuel Macron, Angela Merkel e Recep Tayyip Erdoğan (27 ottobre 2018). Crediti: President of Russia (http://en.kremlin.ru/events/president/news/58934/photos/56243). Creative Commons Attribution 4.0 International

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