20 ottobre 2017

Terrorismi a confronto: le differenze tra al-Qaida e ISIS

Al-Qaida, l’organizzazione terroristica responsabile dell’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, è stata fondata all’inizio degli anni Novanta dallo sceicco saudita Osama Bin Laden. Alla sua morte, avvenuta il 1° maggio 2011 a opera di un raid americano in Pakistan, il comando del gruppo è passato nelle mani di Ayman al-Zawahiri, un ex medico egiziano di famiglia nobile, già padre ideologico e storico vice di Osama Bin Laden.

L’ISIS – acronimo con cui si indica l’autoproclamato “Stato Islamico dell’Iraq e della Siria” – sarebbe nato dalla costola di al-Qaida in Iraq, creata da Abu Musab al-Zarqawi per contrastare l’occupazione occidentale del Paese che nel 2003 aveva rovesciato la dittatura di Saddam Hussein. Dopo una serie di disaccordi sui metodi e sulle strategie da adottare e a causa dello scarso carisma di al-Zawahiri, a cavallo tra il 2013 e il 2014 il nuovo capo del ramo che operava prevalentemente in Iraq e in Siria, Abu Bakr al-Baghdadi, si distaccò definitivamente da al-Qaida per proclamare il Califfato islamico sui territori siriani e iracheni sotto il suo controllo.

Oggi, al-Qaida e ISIS, pur condividendo lo stesso obiettivo, sono due organizzazioni terroristiche profondamente diverse e in grande competizione tra loro. Tratto comune è senz’altro l’avversione all’Occidente, che si manifesta nella volontà di eliminare ogni influenza occidentale dal mondo arabo per creare uno Stato islamico (o Califfato) in cui il potere religioso e politico sia nelle mani della stessa autorità e in cui regni la legge islamica (la sharia). Se per al-Qaida la creazione del Califfato è ancora molto lontana e sarà soltanto l’approdo finale della strategia del terrorismo (colpire gli “infedeli” per scatenare una reazione violenta degli Stati Uniti e dei Paesi occidentali, che porti tutta la popolazione araba a insorgere contro l’Occidente e a creare uno Stato islamico), per l’ISIS la creazione di uno Stato islamico è già una realtà e tutti i musulmani dovrebbero colpire gli “infedeli” per difendere una comunità già esistente piuttosto che per lottare per la sua edificazione.

Ben diversi sono anche i metodi tattici utilizzati per arrivare al proprio obiettivo. Non soltanto dal punto di vista della propaganda, elemento già essenziale all’interno di al-Qaida e poi perfezionato dall’ISIS, che realizza i propri filmati in maniera ancora più brutale e spettacolare, con una cura quasi cinematografica, e diffonde la propria immagine attraverso i social network. La differenza principale, piuttosto, risiede nella giustificazione da parte dell’ISIS del “takfirismo”, teoria estrema che accetta l’uccisione di altri musulmani come un sacrificio utile alla causa durante gli attentati contro l’Occidente. I militanti di al-Qaida, invece, non colpiscono in maniera indiscriminata e liberano gli ostaggi musulmani nel corso delle operazioni terroristiche. Inoltre, questa organizzazione non compie soltanto attentati di matrice terroristica, ma addestra i propri militanti a combattere corpo a corpo per conquistare nuovi territori, come avviene quotidianamente in Iraq e in Siria, dove ha la sua sede operativa, ed è in grado di autofinanziarsi grazie ai giacimenti di petrolio presenti nei territori conquistati. Al contrario, al-Qaida non ha più un suo quartiere generale ma è sparpagliata in tantissimi gruppi regionali nei vari Stati arabi e, dopo aver vissuto nell’oro grazie al denaro della famiglia Bin Laden, oggi reperisce i propri fondi tramite i rapimenti. L’ISIS, dunque, non è una semplice organizzazione terroristica, ma si configura anche come un’entità statale strutturata. Infine, grazie alla sua abile strategia comunicativa, per realizzare i suoi attentati non si serve soltanto di terroristi interni all’organizzazione come faceva al-Qaida, ma riesce a radicalizzare in giro per il mondo i cosiddetti “cani sciolti”, giovani sbandati che trovano l’unica ragione di vita nella jihad islamica. 

 

Crediti immagine: Orlok / Shutterstock.com


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