20 novembre 2019

TikTok nella guerra digitale USA-Cina

TikTok è un social network sempre più diffuso tra i giovanissimi, assurto di recente alle cronache politiche per la diffusione capillare della parodia “Io sono Giorgia”, ispirata da Giorgia Meloni. È dunque possibile unire i punti tra il climax “sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana” e l’acceso conflitto tra Stati Uniti e Cina nell’ambito digitale, su numerosi piani. Vediamo come. 

Anzitutto, TikTok conta per i suoi numeri e per i suoi dati di crescita. Secondo FT Confidential Research, ha raggiunto il miliardo di utenti più velocemente di qualunque altra app di social media, con una impressionante curva di crescita rispetto alla sua nascita, appena 3 anni fa. Già nel 2018 queste prospettive hanno portato la società cinese che possiede TikTok, ByteDance, a una valutazione di 75 miliardi di dollari.

Oltre ai numeri, conta la capacità di penetrazione del mercato occidentale realizzata da Zhang Yiming, geniale fondatore di ByteDance. Con l’aumento della tensione tra Pechino e Washington, i giganti digitali americani e cinesi si organizzano sempre più secondo una divisione del lavoro internazionale. Il mercato cinese, come avviene nel caso Huawei, si rinserra a sostegno delle imprese nazionali. I giganti americani preparano la loro negoziazione con gli apparati politici e burocratici, temono l’antitrust, si americanizzano anche per ragioni di marketing, consci che il loro governo terrà i cinesi fuori. Zhang Yiming non rispetta questa divisione dei mercati: è un sarto che ha costruito un vestito con caratteristiche cinesi (la app Douyin) che risponde al volere del Partito comunista cinese e un vestito per i mercati occidentali, apprezzato dagli utenti. La potenza di questo approccio e le sue possibilità di imitazione rappresentano di per sé un pericolo per gli Stati Uniti.    

Washington ritiene che siccome ByteDance deve operare in Cina secondo le regole di Pechino garantisce il loro rispetto filtrando i contenuti politici sensibili di TikTok all’estero. L’ultima edizione del corposo rapporto al Congresso della U.S.-China Economic and Security Commission riprende l’accusa di censura sulle proteste di Hong Kong, che TikTok nega, e riporta con preoccupazione il successo della app.

Perché nel Congresso degli Stati Uniti si agita la paura di una app che tiene incollati allo schermo i ragazzini, un video dopo l’altro? Perché i numeri della sua crescita, e della sua penetrazione, si legano a un altro numero essenziale, ripreso anche dal blog Lawfare. Si tratta del numero degli americani che lavorano per il governo e che sono dotati di accesso a documenti classificati (security clearance), stimato in oltre 2,8 milioni. La diffusione della segretezza rende la profilazione dei dati dei cittadini americani un rischio, indiretto e diretto, per la sicurezza nazionale. Su questa base, gli apparati militari, di sicurezza e di intelligence degli Stati Uniti vogliono limitare al massimo la penetrazione del loro avversario strategico negli affari più sensibili degli americani (come le preferenze sessuali o i video geolocalizzati girati in casa per divertirsi).

Così TikTok è diventato un oggetto del geodiritto, della guerra giuridica che gli Stati Uniti combattono con la Cina attraverso gli strumenti di controllo degli investimenti per la sicurezza nazionale. Il CFIUS (Committee on Foreign Investment in the United States), il Comitato sugli investimenti esteri negli Stati Uniti, polo della “geopolitica della protezione”, nel 2019 ha bloccato due acquisizioni cinesi legate ai dati, PatientsLikeMe e Grindr. Sulla base dell’acquisizione della app Musical.ly nel 2017 da parte di ByteDance e della presenza di server negli Stati Uniti, il CFIUS può indagare TikTok, che si prepara alla difesa («non siamo controllati dal Partito comunista cinese, siamo americani, nomineremo una commissione indipendente») sotto la guida della general manager negli Stati Uniti Vanessa Pappas, proveniente da YouTube.

Quello americano non è per TikTok l’unico fronte caldo. Un Paese cruciale è l’India, con più di 120 milioni di utenti e una penetrazione passata per diversi contenziosi legali, anche sui contenuti pornografici. Cosa accadrà in futuro? Gli americani faranno di tutto per indebolire ByteDance, per salvaguardare i loro dati e il loro primato. Come risponderanno i cinesi? Se un giorno la capacità tecnologica cinese crescerà ancora, Pechino potrebbe cercare di aggirare la nuova “paura rossa” degli Stati Uniti usando come basi altri Paesi, per esempio africani. Allo scopo di creare campioni tecnologici ombra con cui conquistare i dati occidentali, perfezionando la strategia di Zhang Yiming. Nel mentre, noi ci divertiremo a cantare “io sono Giorgia”.

 

Crediti immagine: Ascannio / Shutterstock.com

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