18 luglio 2017

Trieste, i nodi del vertice sui Balcani occidentali

Trieste come snodo europeo fondamentale, naturale punto d’incontro delle culture latina, mitteleuropea e slava, saldatura geografica e geopolitica tra un blocco europeo che già c’è – pur tra mille difficoltà e con le sue evidenti crepe – e la sua proiezione futura.

Nella città del Friuli-Venezia Giulia, lo scorso 12 luglio, si è tenuto sotto la presidenza italiana il vertice dei Balcani occidentali, nel quadro del processo di Berlino lanciato nel 2014 dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Una iniziativa di stampo intergovernativo, mirata a sviluppare contatti e a potenziare sinergie, con l’obiettivo di incentivare la cooperazione tra i Paesi della regione e sviluppare ulteriormente la connessione di tali realtà con l’Europa. Dunque, una piattaforma utile a rafforzare il percorso europeo intrapreso dai Balcani occidentali, che sia propedeutica ai formali – anche se finora lenti – processi di integrazione balcanica nell’Unione Europea.

Al summit hanno partecipato i rappresentanti di Austria, Croazia, Francia, Italia, Germania, Regno Unito e Slovenia – Stati membri dell’Unione Europea – e quelli di Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia, Paesi di una regione tanto complessa quanto cruciale per gli equilibri continentali. Diversi i formati della discussione, dal vertice dei capi di Stato e di governo all’incontro dei ministri degli Esteri, dal confronto tra i ministri dello Sviluppo economico a quello tra i ministri dei Trasporti; accanto alle sessioni politiche di lavoro poi, sono stati organizzati tavoli tematici di particolare rilevanza, dal Business forum al Forum della società civile, dal Forum dei giovani al workshop delle autorità anti-corruzione.

Sviscerando i tanti temi affrontati nel corso del vertice, l’Italia ha rilevato come l’appuntamento di Trieste abbia rappresentato l’occasione per consolidare i risultati già raggiunti nei precedenti summit di Berlino (2014), Vienna (2015) e Parigi (2016) nonché per avanzare in diversi ambiti di cooperazione, in particolar modo sui temi della connessione e del rafforzamento dell’integrazione regionale. In tema di reti – ambito su cui si focalizza la Connectivity agenda e che comprende iniziative cruciali legate ai trasporti, alle infrastrutture e all’energia – sono stati non solo valutati i progressi compiuti sui progetti approvati nei precedenti summit, ma anche lanciati 7 nuovi progetti, con investimenti per un valore complessivo di 500 milioni di euro. Nel quadro di un rafforzamento delle connessioni tanto a livello regionale quanto tra la regione dei Balcani occidentali e l’Unione Europea, merita inoltre di essere sottolineata la firma del Trattato sulla comunità dei trasporti, cui occorrerà garantire piena operatività nell’immediato futuro. Sul tema pesa però la momentanea defezione della Bosnia ed Erzegovina, che a causa dei complessi equilibri interni e della necessità di trovare un compromesso tra le sue federazioni – Federazione di Bosnia ed Erzegovina e Republika Srpska – non ha potuto siglare l’accordo. Sarajevo è stata comunque invitata ad aderire il prima possibile.

Sul fronte dello sviluppo e dell’integrazione economica si è cercato di dare nuovo impulso all’iniziativa della creazione di un’area economica regionale, che garantisca progressivamente una più accentuata libertà di movimento dei beni, dei servizi, degli investimenti e dei lavoratori specializzati. In questo modo – sottolinea la dichiarazione sul summit redatta dall’Italia – i Balcani occidentali potrebbero sprigionare con più facilità il loro grande potenziale, creando un mercato integrato di 20 milioni di persone capace di offrire migliori opportunità ai suoi cittadini e di attrarre capitali stranieri in misura ben più cospicua di quanto non accada oggi. A tal proposito, un passo in avanti è rappresentato dall’adozione di un Piano d’azione pluriennale per un’area economica regionale, focalizzato in particolare su commercio, investimenti, mobilità ed economia digitale. La dichiarazione ha però puntualizzato un ulteriore aspetto, che in realtà va inquadrato come cifra caratteristica dell’intero processo di Berlino: il percorso intrapreso non è né parallelo né alternativo all’integrazione europea, ma supporta i Paesi dei Balcani occidentali nel loro cammino verso l’Unione, aiutandoli a centrare i criteri di ammissione e a implementare al meglio l’acquis comunitario a livello regionale prima dell’adesione.

La discussione ha comunque abbracciato una grande varietà di temi, spesso approfonditi anche nei forum collaterali: così, i Paesi partecipanti al summit si sono confrontati sulle iniziative da intraprendere con riferimento al settore privato e sulle opportunità di sviluppo per la piccola e media impresa, questioni su cui il Business forum ha focalizzato la sua attenzione; o ancora sono state approfondite le tematiche connesse all’agenda per i giovani, con l’importante contributo dell’apposito forum che ha presentato le sue raccomandazioni.

Inevitabile poi un confronto su problematiche particolarmente sensibili come la lotta al terrorismo e al radicalismo: in questo quadro, accanto alla doverosa condivisione delle informazioni con Europol e Interpol, si pone evidentemente il problema dell’azione preventiva, che deve passare dalla costruzione di una ‘contro-narrativa’ che neutralizzi la propaganda estremista e dal coinvolgimento deciso della società civile. Importante, sempre in tale contesto, sarà poi l’individuazione dei legami tra ambienti terroristici e mondo della criminalità organizzata transnazionale, coinvolta in attività quali il traffico di droga, di armi e di esseri umani.

Ancora, è stato affrontato il tema del controllo dei flussi migratori, particolarmente sensibile per i Balcani occidentali in forza dell’omonima rotta percorsa da centinaia di migliaia di individui desiderosi di raggiungere il Vecchio continente. Sul punto, è stata sollecitata una collaborazione rafforzata tra Unione Europea e Paesi interessati, in modo da prevenire i flussi illegali e contrastare l’attività dei trafficanti, mantenendo saldi i principi del rispetto dei diritti umani e della tutela del diritto alla protezione internazionale.

Dunque, per quanto concerne i grandi nodi tematici, il summit di Trieste si è rivelato utile per valutare lo stato di avanzamento dell’integrazione balcanica, oltre che per dare ulteriore stimolo a tale processo. Al centro di tutto però, permane una sostanziale questione politica: gli input alla cooperazione, che da Trieste sono usciti rafforzati, rappresentano un passaggio imprescindibile nell’ottica del consolidamento dei rapporti tra Unione Europea e Paesi dei Balcani occidentali, ma perché i frutti maturino, è necessario che i piani di Bruxelles siano chiari. Che l’Europa presti particolare attenzione alla regione è evidente, come dimostra la presenza a Trieste dell’Alto rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza Federica Mogherini, del commissario all’Allargamento Johannes Hahn e della commissaria ai Trasporti Violeta Bulc.

Nei Balcani occidentali però, continua a ribollire un caos magmatico di contrapposizioni e instabilità; dal Kosovo in cui i rapporti tra maggioranza albanese e comunità serba sono non semplici, alla Macedonia in cui il fattore etnico ha alimentato una crisi politica da cui il Paese sta cercando di venir fuori, fino alla Bosnia ed Erzegovina in cui la coesistenza tra le diverse comunità e le entità federate è tutt’altro che agevole. Gli echi del nazionalismo sono tornati a percorrere la regione, e i processi di consolidamento del sistema democratico e di sviluppo dello stato di diritto necessitano oggi più che mai di una ulteriore, decisa spinta. L’Unione Europea, alle prese con i rischi di una chiusura a guscio degli Stati nazionali e con il difficile processo della Brexit da affrontare, deve dunque rimanere vigile e mostrare ai Balcani occidentali il suo volto migliore, se vuole continuare a essere della partita nella regione. E in questa partita l’Italia – come Paese cerniera – deve giocare pienamente le sue carte. Altrimenti, dalla dinamica Cina con le sue Vie della seta alle monarchie del Golfo che giocano sul fattore religioso, dalla Turchia di Erdoğan fino all’intraprendente Russia, che può far leva sul fattore culturale e identitario, c’è già chi è pronto a far sentire la sua presenza nei Balcani occidentali.

 

Per approfondire:

 

Un dossier ISPI sul vertice di Trieste 

 

La dichiarazione della presidenza italiana sul summit


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