13 aprile 2020

Trump e l’erosione della democrazia

 

Il voto nello Stato del Wisconsin ha rappresentato una prima minaccia alla democrazia negli Stati Uniti o ha solo messo in luce un’erosione che va avanti da tempo? Martedì 7 aprile, i cittadini del Wisconsin, Stato americano del Midwest, si sono recati alle urne per votare alle primarie democratiche e per l’elezione di un membro della Corte suprema locale. Il governatore Tony Evers, rappresentante del Partito democratico, considerando la situazione di emergenza da Covid-19, aveva proposto il rinvio del voto o di poter utilizzare il voto telematico. Ma la Corte suprema dello Stato, a maggioranza repubblicana, ha deciso di rifiutare la richiesta del governatore lasciando che le operazioni andassero avanti come previsto. Nonostante la presenza di 2.000 casi di Coronavirus e 85 morti nello Stato, le elezioni si sono svolte comunque. La conseguenza di tutto ciò è stata che molti presidenti e volontari dei seggi hanno dato forfait e l’affluenza al voto è stata molto bassa. Ma perché i repubblicani hanno insistito affinché il processo elettorale andasse avanti?

 

Il Wisconsin è uno Stato dalla forte impronta repubblicana. Il lockdown per il contenimento del Covid-19 ha avuto un impatto decisamente maggiore nei centri urbani, guidati dal Partito democratico, rispetto alle zone suburbane e rurali, a maggioranza repubblicana. Dunque, una bassa affluenza nelle aree più colpite implica un probabile vantaggio per i repubblicani. Se questo genere di azioni fosse parte della strategia di Trump per le elezioni presidenziali, la sua rielezione sarebbe verosimilmente più certa.

 

Non è la prima volta che in America vengono usati metodi subdoli come questo per limitare in maniera indiretta uno dei diritti fondamentali di una democrazia liberale: il diritto al voto. Come evidenziato da due docenti ad Harvard, Steven Levitsky e Daniel Ziblatt, nel 1870, nella fase di ricostruzione post-guerra civile, la concessione del voto di massa agli afroamericani rappresentò una grave minaccia per il controllo politico bianco nel Sud e il dominio del Partito democratico. Così tra il 1885 e il 1908 tutti gli Stati che avevano fatto parte della Confederazione riformarono le loro Costituzioni per privare, in maniera indiretta, gli afroamericani del diritto al voto. Gli Stati introdussero una tassazione per il voto, test di alfabetizzazione e votazioni scritte in modo complesso. Queste misure bloccarono effettivamente il processo democratico nel Sud degli Stati Uniti.

Sono questi espedienti molto diversi da quello che fanno i repubblicani oggi? Non proprio. Il premio Nobel Paul Krugman, dalle pagine del New York Times, denuncia infatti il più grande attentato alla democrazia dai tempi del divieto di voto per i neri e sostanzialmente una prova generale da parte dei repubblicani per limitare al minimo l’affluenza di voto, così da offrire un vantaggio a Trump per le elezioni di novembre. Il problema di queste misure è che vengono approvate e attuate nel quadro di un contesto democratico e dunque la lenta deriva verso sistemi non democratici può non sembrare così evidente. Non a caso la storia ci insegna che la più grande ironia sulla morte della democrazia è che proprio in suo nome vengono perpetrate le azioni per sovvertirla.

 

* Studia Economia politica alla Duke Kunshan University di Shanghai

 

Immagine: Votazione di persona alle primarie in Wisconsin nonostante l’indicazione di stare a casa durante la pandemia di Covid-19, Middleton, WI, Stati Uniti (7 aprile 2020). Crediti: Ann Schwede / Shutterstock.com

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