27 agosto 2019

Trump modifica la legge per la tutela delle specie a rischio

L’Endangered Species Act (ESA) è una legge storica negli Stati Uniti: varata nel 1973 sotto la presidenza Nixon, protegge la flora e la fauna selvatica del Paese, stabilendo regole e tutele per tutte le specie in via di estinzione, o comunque a rischio, e mettendo rigidi paletti a tutte quelle scelte economiche che potrebbero avere un impatto negativo su tutto ciò che ricade nel suo raggio di protezione.

Portata avanti fortemente dall’amministrazione Obama, l’ESA rischia di essere a breve del tutto smantellata, o per lo meno molto ridimensionata dal governo Trump nel quadro più generale delle modifiche che l’amministrazione ha apportato al blocco delle riforme Obama e nell’ottica di una riduzione profonda dell’attenzione nei confronti dei temi ecologici e delle problematiche legate all’inquinamento e ai cambiamenti climatici.

Le modifiche all’ESA, stabilite dal Fish and Wildlife Service (FWS) e dal National Marine Fisheries Service il 12 agosto, ne sono l’esempio: tra le più radicali mai messe in atto in questo campo, indeboliscono le protezioni per le specie minacciate e, in qualche modo, piegano le valutazioni ambientali a interessi economici nel momento in cui danno il via libera alle agenzie federali di condurre analisi economiche preventive (come quelle costi/benefici) alle decisioni sulla protezione o meno di una data specie.

La revisione della legge ha però suscitato polemiche di ogni sorta e aspre critiche; non solo: i procuratori della California e del Massachusetts hanno già dichiarato la loro intenzione di intentare causa, proprio per questi motivi, all’amministrazione Trump.

Questa revisione legislativa, su cui si consuma l’ennesima battaglia tra democratici e repubblicani nel Paese – anche perché se le modifiche andranno in porto limiteranno la valutazione che i cambiamenti climatici possono avere nel lungo periodo sulla conservazione del patrimonio ambientale e allenteranno consistentemente i vincoli oggi imposti all’iniziativa industriale – viene invece fortemente appoggiata dal governo, in nome di un alleggerimento dell’onere della regolamentazione e di una presunta più diffusa trasparenza sulle scelte che stanno alla base della protezione o meno di una data specie.

Ma oltre ai procuratori di Massachusetts e California, che definiscono “illegali” i cambiamenti operati da Trump, numerosi gruppi ambientalisti ne criticano fortemente la ratio, perché rendono quasi nulle le capacità di protezione dell’Endangered Species Act nei confronti di numerosissime specie che il cambiamento climatico e lo sviluppo antropico massivo minacciano ogni giorno di più; inoltre, da diverse parti viene sottolineato come, così facendo, si rischia di distruggere in brevissimo tempo il lavoro e i progressi fatti negli oltre 40 anni precedenti.

Il cambiamento più importante riguarderebbe la rimozione delle protezioni per animali e piante “minacciati” (ritenuti cioè a rischio estinzione) che, secondo la legge del 1973, invece, ricevono le stesse protezioni delle specie definite “in pericolo” (tra le altre, il divieto di ucciderle); ora la legge modificata imporrà che tali protezioni siano stabilite non più globalmente, bensì caso per caso con evidenti e probabili esclusioni di alcune specie precedentemente, invece, oggetto di tutela.

Inoltre, il cambiamento di lessico sembrerebbe escludere l’intero impatto del cambiamento climatico sulla fauna e sulla flora da proteggere: aspetto del resto perfettamente in linea con le idee del presidente Trump, che ha sempre ridimensionato il problema, dimostrandosi scettico verso gli allarmi lanciati da più parti, anche per un uso più attento e consapevole delle nostre risorse non rinnovabili.

Sostanzialmente, poiché le minacce del cambiamento climatico tendono a essere lontane nel tempo anche di diversi decenni e non immediate (cosa, però, sempre meno vera), non saranno più prese in considerazione nelle scelte di protezione della fauna e della flora selvatica: sarà, quindi, più semplice costruire, ad esempio, nuove miniere o avviare trivellazioni in zone dove oggi vivono specie protette.

Infine, l’inserimento di valutazioni economiche nelle decisioni che stabiliscono la tutela o meno di una specie incrinano la sostanza stessa della legge, che mirava infatti esattamente a creare una barriera forte in grado di opporsi anche agli interessi industriali ed economici più pressanti.

 

Immagine: Megattera fotografata nei Fiordi di Kenai, Alaska (12 giugno 2013). Crediti: Gregory "Slobirdr" Smith. Fonte, Breaching Humpback Whale (Megaptera novaeangliae) [Creative Commons Attribuzione 2.0 Generico], attraverso it.wikipedia.org

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