13 maggio 2020

Trump o Biden, chi vincerebbe oggi?

 

Siamo a sei mesi dalle elezioni presidenziali USA del 3 novembre, nel mezzo di una pandemia globale che preannuncia una recessione pesante sulla quale è difficile fare previsioni. Non è il momento migliore per dare uno sguardo allo stato della corsa per la Casa Bianca, ma, visto che da settimane su AtlanteUSA2020 non ci occupiamo di politica elettorale in senso stretto, è giunta l’ora di dare uno sguardo ai sondaggi.

L’andamento della pandemia e la valutazione che gli americani daranno della sua gestione e di quella della situazione economica da parte dell’amministrazione Trump possono cambiare tutte le carte in tavola. Un peggioramento a causa della riapertura forzata costerebbe caro al presidente (e a diversi governatori repubblicani); difficile dire come reagirà l’opinione pubblica a una ripresa dell’economia che difficilmente riporterà le cose alla situazione pre-Coronavirus. Si sarà rincuorati perché le cose vanno meglio e se ne attribuirà il merito a Trump oppure il contrario? E in quali Stati la disoccupazione resterà più alta? Teniamo a mente che il presidente repubblicano è ancora in vantaggio su Biden nella valutazione su chi dei due possa gestire meglio l’economia.

 

Partiamo allora dal Coronavirus per arrivare ai sondaggi. Lunedì scorso il numero di vittime dell’epidemia ha superato quota 80.000, nel frattempo il numero di test è aumentato in maniera costante nelle ultime settimane. Gli esperti dicono che non è ancora abbastanza per tenere sotto controllo la diffusione dell’epidemia, ma i numeri sono comunque imponenti – da 150.000 a 250.000 al giorno. La maggiore capacità di testare coincide anche con una diminuzione del contagio negli Stati di New York e del New Jersey: questo determina una diminuzione del rapporto tra positivi e numero di test a livello nazionale. Se però togliamo dal calcolo alcuni Stati, quel rapporto resta sostanzialmente stabile. Aspettiamo di capire cosa capiterà con le riaperture: è un tema cruciale.

 

Tra la fine di aprile e i primi di maggio, poi, il virus è arrivato in aree dove non era presente o quasi. Un’analisi del Brookings Institution ci segnala come, in alcuni Stati determinanti per Trump nel 2016, l’epidemia abbia toccato la maggioranza delle contee solo in questi giorni. Non solo: nelle prime settimane di epidemia le contee vinte da Trump dove l’epidemia si era diffusa erano il 33% del totale, dal 20 aprile al 3 maggio queste sono il 47% del totale. E se alla fine di marzo le contee più devastate dal virus erano in prevalenza abitate da neri, ispanici, immigrati e asiatici, nelle ultime settimane sono più colpite quelle con una maggioranza di abitanti bianchi. Come noto i bianchi sono il segmento elettorale che ha regalato a Trump la vittoria (questi numeri spiegano una parte dell’andamento dei sondaggi in alcuni Stati che vedremo tra poco).

 

Partiamo dal dato nazionale. Nel corso del 2020 sono stati fatti più di sessanta sondaggi che mettono a confronto Biden e Trump: il presidente è in vantaggio in uno e pareggia in due, in tutti gli altri il vantaggio massimo registrato dall’ex vice di Obama è di undici punti, il minimo di due. Secondo un’analisi di CNN un vantaggio così stabile è raro nella storia delle elezioni presidenziali USA (nel nostro grafico i sondaggi da marzo a oggi). Si tratta di un dato negativo più per il presidente che non per Biden, che da quando ha ottenuto la nomination de facto è chiuso in casa. Il presidente invece è stato costantemente in televisione, facendo probabilmente danno a se stesso.

Il dato che più dovrebbe preoccupare Trump è quello relativo all’elettorato a lui più fedele, quello bianco e anziano, che nel 2016 diede al presidente l’8% di voti in più rispetto a Clinton. Quegli elettori sono tanti e bilanciano il largo consenso concesso dai giovani ai democratici: perdere pochi voti “anziani”, quindi, per Trump potrebbe significare perdere diversi Stati. In uno in particolar modo gli anziani pesano molto, la Florida, per certi versi lo swing State per eccellenza. In Florida il vantaggio di Trump tra i più anziani fu di 17 punti percentuali, nell’ultimo sondaggio pubblicato quel vantaggio si è ridotto a 10. Non basterebbe. La mancanza di empatia dimostrata dal presidente condizionerà probabilmente il loro comportamento nei suoi confronti. Alcuni sondaggi segnalano inoltre un calo del consenso per il presidente tra le donne senza laurea, un’altra porzione importante dell’elettorato trumpiano.

 

Per finire guardiamo agli Stati in bilico. Al momento contiamo quasi tutti gli Stati del Midwest, meno l’Ohio; sono in bilico anche la Florida, la North Carolina e, con grande sorpresa, l’Arizona. Le medie di Real Clear Politics, il sito che raccoglie tutte le rilevazioni dei sondaggi, ci dicono come ovunque, tranne che nella Carolina del Nord, Joe Biden sia in vantaggio. Ma le medie e le forbici nei sondaggi, spesso sotto il margine di errore, ci dicono poco (come si vede nel nostro grafico i sondaggi assegnano a Trump un consenso più basso che nel 2016).

 

Chi andrà a votare a novembre? L’accesso al voto è un tema cruciale: nel 2018 i democratici hanno vinto alla Camera grazie a una partecipazione delle minoranze inusuale per le elezioni di metà mandato. Come e quanto parteciperanno neri e latinos a novembre? La bassa affluenza al voto degli afroamericani è uno degli elementi che costò la presidenza a Hillary Clinton. Infine, come si svolgerà la campagna elettorale? Come si terranno le convention? E soprattutto, come si voterà? La maggioranza degli americani è favorevole a votare a distanza. I repubblicani sono molto contrari, sebbene in Utah, Stato saldamente in loro controllo, si voti solo per posta.

 

Al momento Joe Biden sembra avere un vantaggio: gli atteggiamenti del presidente nelle ultime settimane segnalano un certo nervosismo da parte di un team elettorale che sentiva di avere le elezioni in tasca. Ma come ci ha insegnato il 2016, e come abbiamo provato a raccontare qui, a sei mesi dal voto le domande sono più delle risposte.

 

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