06 giugno 2017

Una finale di Champions nel clima teso della minaccia terroristica

Non hanno potuto tirare un sospiro di sollievo, le autorità del Regno Unito, nonostante l’evento più critico sia andato per il verso giusto. Perché, proprio nella notte in cui a Cardiff le rigide procedure di sicurezza approntate per la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid hanno funzionato consentendo il regolare e pacifico svolgimento della manifestazione e di tutti gli eventi ad essa collegati, nuovi attacchi hanno colpito Londra, tra London Bridge e Borough Market. È il terzo grave attacco in tre mesi nel Regno Unito, dove l’allerta terrorismo è al livello 4, vale a dire “grave”, su una scala a cinque in cui il livello massimo è il quinto, quello “critico”.

E dire che, a meno di due settimane dall’attentato alla Manchester Arena in occasione del concerto di Ariana Grande, gli occhi di tutti erano puntati sulla capitale gallese nella quale, da giovedì (giorno della finale della Women’s Champions League) a sabato, circa 2000 agenti - supportati per tutte le giornate da diverse pattuglie armate e da due elicotteri in costante controllo delle zone più a rischio - hanno dato vita a uno spiegamento di forze che, in città, non si vedeva da tre anni, da quando nel 2014 Cardiff ospitò il summit NATO. Percorsi obbligati, divieti, controlli individuali in alcune occasioni anche attraverso scanner facciali e una presenza sul territorio visibile si sono rivelati adatti a garantire la sicurezza dei circa 70.000 presenti al National Stadium of Wales e delle altre migliaia di tifosi che hanno assistito alla partita nelle fan zone destinate ai supporters e presso il Champions Festival alla Cardiff Bay, regolando anche l’imponente deflusso che, attraverso la stazione centrale, al termine della gara ha visto gran parte del pubblico fare rientro a Newport, Bristol, Swindon e Londra, luogo di pernottamento per tutti coloro - la stragrande maggioranza, potendo la capitale gallese disporre di una ricettività alberghiera di meno di 5000 posti letto - che non erano riusciti a trovare posto in città.

Quattro gli arresti, ma per cause non collegate a motivi si sicurezza: un uomo accusato di guida in stato di ebbrezza e tre uomini sospettati della vendita di biglietti falsi. Ma la notizia dei contemporanei attacchi a Londra ha cambiato, in breve, il clima e l’umore degli organi di polizia britannici. I quali, per inciso, attraverso i loro canali nelle ultime settimane invitano i cittadini a segnalare qualsiasi circostanza o persona sospetta, prendendo sul serio e verificando ogni avvertimento. Il livello di allerta è tale che, ad esempio, sui treni della National Rail, un messaggio richiama il medesimo invito della polizia, con i capitreno investiti dell’onere di raccogliere le segnalazioni e girarle alla polizia stessa.

Nel Regno Unito che a breve andrà alle elezioni, le seconde in venticinque mesi, le istanze relative alla sicurezza (e all’immigrazione, aspetti che partiti quali l’Ukip mettono in stretta correlazione) sono del resto fra le chiavi del confronto, e la psicosi non infrequentemente spinge verso gli estremismi. Ma proprio la psicosi-terrorismo, evidentemente profonda in tutta Europa, è alla base di quanto accaduto sabato notte a Torino, in piazza San Carlo, dove era stato allestito il maxischermo per permettere ai tifosi bianconeri rimasti a casa di seguire in città la finale di Champions e che, per paradosso, si è rivelata più pericolosa di quanto non lo sia stata Cardiff, dove invece la partita si giocava.

Per gli italiani presenti in Galles, al di là della pesante sconfitta della Juventus, la nottata e il giorno successivo si sono ammantati di una strana sensazione: da una parte le tranquillità della sede della finale, dall’altra le notizie, prima convulse poi via via più chiare, su quanto era accaduto tanto a Londra quanto a Torino, dove diversi avevano parenti o amici - quelli che non erano riusciti a entrare in possesso del biglietto per lo stadio - ad affollare la piazza in nome della comune passione. Le indagini sulla causa scatenante la reazione della folla sono ancora in corso, ma le immagini e i video di Torino e l’impressionante numero dei feriti, persone travolte dalla calca della gente impaurita, raccontano forse più di quanto non si voglia credere; mentre la calma solo apparente ma visibilmente artificiosa della domenica di Londra, in una delle zone più affollate dai turisti e presidiata dagli agenti, certifica come il Regno Unito viva, sotto l’aspetto della sicurezza e del mantenimento della quotidianità a cui era abituato, i medesimi problemi dell’intera Europa. Hard Brexit o meno.

 


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