10 gennaio 2020

Ursula von der Leyen a Londra per una difficile trattativa sul dopo Brexit

L’incontro di mercoledì 8 gennaio a Londra fra Ursula von der Leyen e Boris Johnson si è svolto in un clima cordiale, favorito dal fatto che i due interlocutori hanno studiato entrambi alla London School of Economics and Political Science; von der Leyen, che ha finito poi per laurearsi in medicina, conosce bene la città, dove sembra abbia condotto una vita trasgressiva e divertente, girovagando tra concerti e feste. La sua famiglia aveva scelto questa soluzione volendola allontanare dalla Germania per paura dei rapimenti, in quanto suo padre era un importante personaggio politico. In quei lontani anni Settanta Ursula von der Leyen doveva essere ben diversa dall’autorevole presidente della Commissione europea che ha tenuto mercoledì una conferenza nel suo ex ateneo dal titolo decisamente ottimista: Old friends, new beginnings: building another future for the EU-U.K. partnership. Che il Regno Unito e l’Unione Europea siano vecchi amici (magari un po’ litigiosi) si può dare per assodato, ma appare sempre più chiaro che un altro futuro sarà ben difficile da costruire. Infatti, nonostante i ricordi di gioventù e una certa corrente di simpatia, la trattativa sugli assetti del dopo Brexit si è presentata subito in salita; il primo contrasto si è manifestato sui tempi. Johnson ha fretta: vuole sancire formalmente la separazione il 31 gennaio e arrivare alla conclusione delle trattative entro il 31 dicembre. Bruxelles vorrebbe invece fare le cose con più calma, mettendo nel conto la necessità di una proroga e negoziando punto su punto per evitare una Brexit No Deal. Johnson è stato però irremovibile sul calendario delle scadenze: il periodo d’implementazione terminerà improrogabilmente alla fine del 2020. I contrasti più grandi però sono sul merito; l’obiettivo di Johnson è una hard Brexit, attraverso un trattato di libero scambio sul modello di quello concluso fra Unione Europea e Canada. Sono in molti in Europa ad auspicare, un po’ ‘gattopardescamente’, che i cambiamenti siano meno radicali, soprattutto in materia di commercio. L’idea è che i britannici, per evitare traumi in campo economico, continuino a rispettare gli orientamenti e le pratiche dell’Unione Europea in materia di tassazione, sovvenzioni statali e tutela dell’ambiente. Ma la strada scelta sembra un’altra; per incassare i benefici dalla Brexit, Londra vuole smarcarsi da Bruxelles e dai suoi regolamenti per giocarsi un suo ruolo indipendente nel mercato mondiale, basato proprio sulla deregulation.

 

Immagine: Ursula von der Leyen (20 giugno 2018). Crediti: DoD photo by Air Force Master Sgt. Angelita M. Lawrence [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0) 2.0 Generic (CC BY 2.0) ], attraverso www.flickr.com

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