19 marzo 2019

Verso le elezioni europee. I candidati forti dell’ALDE

di Matteo Miglietta

Prosegue inesorabile il conto alla rovescia verso le elezioni europee del 26 maggio. Le ultime proiezioni elaborate dal Parlamento europeo da un lato mostrano che per la prima volta i popolari e i socialisti rischiano di perdere la maggioranza dell’aula, dall’altro certificano anche l’avanzata dei liberali, che potrebbero essere il vero ago della bilancia della prossima legislatura. L’Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa (ALDE, Alliance of Liberals and Democrats for Europe) attualmente è il quarto gruppo nell’emiciclo di Strasburgo, dove possiede 68 seggi, ma i sondaggi indicano che questi potrebbero salire a 75. Un dato ancora più significativo se si considera che dopo la Brexit il Parlamento dell’UE non sarà più composto da 751 membri, ma da 705, facendo così aumentare il peso specifico dei liberali dall’attuale 9% a oltre il 10,5%. Non solo. Le proiezioni tengono conto dell’attuale conformazione dell’ALDE, ma non delle possibili affiliazioni future. A rafforzare la compagine liberale potrebbe infatti arrivare la pattuglia di République en marche del presidente francese Emmanuel Macron, che si presenterà alle elezioni europee per la prima volta. Qualche piccolo rinforzo potrebbe venire anche dall’Italia con +Europa, che per riuscire a inviare dei rappresentanti a Strasburgo dovrà però passare la soglia di sbarramento del 4%.

 

L’ago della bilancia

Se il risultato della consultazione elettorale europea rispecchierà quanto indicato dai sondaggi, gli scenari possibili per ottenere la maggioranza dell’aula potranno essere principalmente due: uno spostamento a destra degli equilibri politici con un asse fra PPE (Partito popolare europeo) e forze sovraniste ed euroscettiche guidate dalla Lega e da Diritto e giustizia (PiS, Prawo i Sprawiedliwość, Polonia), oppure la costruzione di un asse europeista tripartito composto da PPE, PSE (Partito socialista europeo) e ALDE, che faccia da cordone sanitario contro le spinte più euroscettiche. I primi a essere coscienti del proprio ruolo di possibile ago della bilancia nel prossimo emiciclo sono i liberali stessi, che finora hanno preferito non indicare un loro candidato di punta alla presidenza della Commissione europea (Spitzenkandidat). Una tattica prudente nonostante appartengano alla famiglia politica alcuni nomi considerati papabili per la successione a Jean-Claude Juncker, dall’attuale capogruppo in Parlamento Guy Verhofstadt alla commissaria UE alla Concorrenza Margrethe Vestager. Non sembra quindi un’ipotesi così remota che ALDE possa richiedere la presidenza della Commissione in cambio del suo ingresso nella maggioranza europeista con PPE e PSE, e per questo voglia evitare di bruciare i nomi dei suoi candidati migliori.

 

Chi è Guy Verhofstadt

Uno dei politici più conosciuti del Parlamento europeo è il capogruppo dell’ALDE, Guy Verhofstadt (65 anni), che fa parte dell’emiciclo da un decennio. Di madrelingua fiamminga, l’ex primo ministro belga parla fluentemente sia francese che inglese, e durante la plenaria di febbraio ha dato prova delle sue doti anche in italiano intervenendo in aula dopo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Come spesso accade, anche in questo caso il discorso di Verhofstadt è diventato virale sul web, confermando le sue eccellenti doti di comunicatore. Potrebbe essere lui il candidato dei liberali alla poltrona più importante della Commissione, ma i suoi detrattori ritengono che a suo sfavore ci siano almeno due elementi: il fatto di essere già uscito sconfitto dalle elezioni di cinque anni fa, quando si candidò alla presidenza della Commissione UE contro Jean-Claude Juncker, e la maldestra gestione dell’ingresso mai realizzatosi del Movimento 5 stelle nel gruppo dell’ALDE. Inoltre, nonostante la sua lunga carriera politica, il belga non ha mai tagliato i suoi rapporti con il mondo del privato e negli anni ha continuato a fare parte di diversi consigli di amministrazione, come la società d’investimento Sofina e quella energetica e di navigazione Exmar, alimentando le critiche dei suoi oppositori.

Come medaglie al petto nel suo curriculum da europeista, Verhofstadt può invece appuntare il fatto di essere sempre stato molto critico nei confronti dei partiti sovranisti e dei loro rappresentanti, dal premier ungherese Viktor Orbán al governo della Polonia, e il suo ruolo di rappresentante del Parlamento UE nei negoziati sulla Brexit.

 

Chi è Margrethe Vestager

Un profilo molto diverso è invece quello del secondo nome forte in mano ai liberali, considerato da molti come il possibile primo presidente della Commissione europea donna: la danese Margrethe Vestager. Nata appena due giorni dopo Verhofstadt (il 13 aprile), ma quindici anni dopo, Vestager è la “donna di ferro” della Commissione guidata da Juncker, dov’è titolare delle deleghe alla concorrenza. Le sue decisioni contro giganti come Google e Facebook, Apple e Amazon, hanno reso la sua persona conosciuta in tutto il mondo, alimentando la sua fama di donna integerrima e risoluta. Pochi giorni fa la commissaria ha dato ufficialmente il suo appoggio alla campagna europeista di Macron e lo stesso presidente francese ha già espresso più volte il suo apprezzamento per la politica danese. Un rapporto fra i due che i maligni credono però possa essersi incrinato dopo la recente decisione di Vestager di bloccare la fusione fra Siemens e Alstom, che avrebbe creato un gigante franco-tedesco dell’industria ferroviaria.

A raffreddare i rapporti fra l’ALDE e Macron rischiava di metterci lo zampino anche Marine Le Pen, che nei giorni scorsi ha criticato il partito europeo per aver ricevuto finanziamenti dalla Bayer (12.000 euro nel 2017, come riporta il Financial Times). Per calmare le polemiche, questa settimana il presidente dei liberali Hans Van Baalen ha recentemente annunciato che non saranno più accettate sponsorizzazioni o donazioni da industrie private, raccogliendo il plauso di République en marche.

 

Immagine: La commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager durante una conferenza stampa a Bruxelles, Belgio (20 giugno 2018). Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com  

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