6 maggio 2019

Verso le elezioni europee. La costruzione di un fronte sovranista

di Matteo Miglietta

Anche se l’esperienza degli ultimi anni ha insegnato che i sondaggi non sempre riescono a prevedere il risultato delle elezioni, di certo quelle di maggio saranno uno spartiacque nella storia dell’Unione Europea (UE). Per la prima volta, i partiti tradizionali della destra e della sinistra potrebbero non ottenere da soli la maggioranza dell’aula del Parlamento europeo, dove entrerà con ogni probabilità una compagine euroscettica molto numerosa. La sfida delle forze pro-UE sarà quindi quella di riuscire ad arginare la spinta centrifuga alimentata dai sovranisti, mentre per questi ultimi lo scoglio più duro da superare saranno le divisioni fra i partiti. Non è facile, infatti, coniugare il concetto di “prima la nazione” con la costruzione di un gruppo paneuropeo capace di agire nel nome d’interessi comuni. Ad alimentare gli scontri e le incomprensioni ci sono poi anche due soggetti “esterni”: il presidente russo Vladimir Putin e lo stratega dell’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, Steve Bannon.

 

Il percorso della Lega e il nodo Russia

Il passato da eurodeputato di Matteo Salvini e la sua ascesa politica in Italia, grazie anche alle posizioni sulla gestione dei flussi migratori, hanno fatto di lui uno dei personaggi più conosciuti in Europa, accreditandolo come possibile leader di un nuovo movimento sovranista transnazionale. Conscio di questo suo ruolo, da mesi Salvini sta tentando di aggregare tutti i partiti e i movimenti affini politicamente alla sua Lega, seppur declinati su scala nazionale in base al luogo di provenienza: da Fidesz del premier ungherese Viktor Orbán al partito di governo polacco Diritto e Giustizia (PiS, Prawo i Sprawiedliwość), passando per storici alleati come il Rassemblement National  (RN) di Marine Le Pen (Francia) e il Partito della libertà (PVV, Partij Voor de Vrijheid) di Geert Wilders (Paesi Bassi). Un compito tutt’altro che scontato, visto che la Lega condivide con RN e PVV l’appartenenza a Strasburgo al gruppo politico Europa delle nazioni e delle libertà (ENF, Europe of Nations and Freedom), mentre Fidesz ha deciso di rimanere nel Partito popolare (PPE), e il PiS è forza trainante dei Conservatori e riformisti (ECR, European Conservatives and Reformists). Da qui l’esigenza di muoversi su un terreno inedito, cercando di creare nuove alleanze che vadano oltre gli schieramenti finora esistenti.

Un ostacolo difficile da sormontare per arrivare a una sintesi è però il rapporto con la Russia. La Lega e Front National, padre dell’attuale Rassemblement National, sono sostenitori storici di Mosca, con cui, secondo diverse inchieste giornalistiche, avrebbero anche intrattenuto rapporti di tipo economico per finanziare le proprie campagne politiche. A causa del loro passato sotto l’URSS, i partiti polacchi non vogliono invece avere nulla a che fare con la Russia e sono a disagio nel rapportarsi con chi vorrebbe far scemare le tensioni fra l’UE e Mosca, come Lega e RN. L’8 aprile Salvini ha annunciato la nascita di un gruppo sovranista che riunisce al suo interno anche il controverso partito di estrema destra tedesca Alternative für Deutschland (AfD), sostenendo che «altri partiti si uniranno entro il 26 maggio», data delle elezioni.

 

L’influenza di Bannon

In cabina di regia per unire sotto una sola bandiera le forze sovraniste europee si è seduto ormai da tempo Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump, ex direttore del sito di estrema destra Breitbart News, e fondatore di Cambridge Analytica, la società di consulenza britannica al centro dello scandalo sull’uso dei dati di milioni di utenti Facebook. Nel 2017 Bannon ha spostato la sede del suo attivismo politico dagli Stati Uniti all’Unione Europea fondando The Movement, organizzazione senza scopo di lucro diretta dal politico belga di estrema destra Mischaël Modrikamen. Quest’ultimo, che ha incontrato Bannon grazie al leader del movimento pro-Brexit britannico Nigel Farage, ha definito The Movement come «un club dove tutti i leader populisti e movimenti possono ritrovarsi, parlarsi, supportarsi a vicenda quando è necessario, e stabilire contatti». L’obiettivo dichiarato è quello di ottenere un terzo dei seggi alle prossime elezioni europee.

Negli ultimi mesi Bannon è stato ospite della manifestazione Atreju organizzata da Fratelli d’Italia (la leader Giorgia Meloni fa parte di The Movement) e ha incontrato sia Marine Le Pen che Matteo Salvini, il quale nell’occasione ha aderito al “movimento” dell’ex stratega di Trump. «Spingeremo per formare un gruppo unico populista al Parlamento europeo. Ma conta di più che i leader populisti, indipendentemente dai partiti, si incontrino prima dei vertici europei per prendere posizioni comuni», ha dichiarato Bannon in una recente intervista.

 

Sovranisti in ascesa in Italia e Francia

Le ultime proiezioni realizzate dal Parlamento europeo confermano che la Lega potrebbe essere il partito italiano con più eletti nella futura aula di Strasburgo, passando dagli attuali 6 a 26 seggi. Il partito di Salvini diventerebbe così il secondo dell’emiciclo dopo la CSU/CDU tedesca di Angela Merkel, a cui dovrebbero andare 30 seggi. Se poi a tale dato si somma quello emerso nelle scorse settimane da un sondaggio francese, che certifica il superamento di République En Marche! del presidente Emmanuel Macron da parte di RN, diventa allora sempre più evidente che l’aula di Strasburgo potrebbe subire un vistoso spostamento a destra del suo baricentro.

 

L’incognita del Movimento 5 stelle

Il rimescolamento dei gruppi politici potrebbe portare a un panorama diverso rispetto a quello a cui siamo abituati, senza perdere di vista la sorte ancora incerta a cui andrà incontro il Movimento 5 stelle. Il rinnovo dell’alleanza con Nigel Farage porterebbe con sé un evidente imbarazzo politico e sarebbe come una bomba a orologeria sulla tenuta in vita del gruppo in attesa della Brexit. A complicare le cose anche da un punto di vista tecnico potrebbe aggiungersi anche la stretta sulla formazione dei gruppi decisa dal Parlamento europeo. Le nuove norme vogliono evitare che si ricreino in futuro alleanze “anomale” come quella dell’Europa della libertà e della democrazia diretta (EFDD, Europe of Freedom and Direct Democracy), a cui appartengono Farage e i Cinque stelle, basata più su convenienze pratiche che su una vera visione politica comune fra i suoi membri. A Bruxelles c’è allora chi comincia a sussurrare una possibile alleanza su alcuni temi fra Lega e Cinque stelle anche a livello europeo, sulla base di un nuovo contratto di governo in salsa comunitaria.

 

Immagine: Membri dell'ENF durante l'apertura del Congresso del partito presso il centro MiCo di Milano (28 gennaio 2016). Crediti: Marco Aprile / Shutterstock.com

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