26 marzo 2019

Verso le elezioni europee. Le battaglie dei Conservatori e riformisti

di Matteo Miglietta

In Italia sono forse il gruppo politico meno conosciuto fra quelli che compongono il Parlamento europeo. Eppure i Conservatori e riformisti (ECR, European Conservatives and Reformists) sono la terza forza dell’emiciclo di Strasburgo dopo il PPE (Partito popolare europeo) e i socialisti dell’S&D (Socialisti e democratici). Il nome, che potrebbe apparire un ossimoro, esplicita bene la doppia anima del gruppo che si definisce “eurorealista ma non antieuropeo”, la cui forza risiede nelle sue componenti britannica e polacca. Su 70 seggi in aula, 19 appartengono ai conservatori britannici e 18 ai polacchi del partito di governo Diritto e giustizia (PiS, Prawo i Sprawiedliwość). Gli italiani, invece, sono solamente quattro, un numero piccolo ma cresciuto da quando, nel novembre scorso, Fratelli d’Italia ha annunciato il suo ingresso nel gruppo in vista delle elezioni maggio. Il centrodestra italiano, unito su base locale e regionale ma diviso a livello nazionale, in Europa si scompone quindi ulteriormente lungo tre binari diversi con Forza Italia che milita nel PPE, la Lega nel gruppo Europa delle nazioni e delle libertà (ENF, Europe of Nations and Freedom) e Fratelli d’Italia, come detto, nelle file di ECR.

 

Le battaglie di ECR

Fra le campagne politiche più identitarie per il gruppo c’è quella per un’Unione europea (UE) meno accentratrice, che lasci più spazio alla sovranità nazionale degli Stati che la compongono. Altro tema caro a ERC è la riforma del sistema di accoglienza europea dei migranti, chiedendo maggiore protezione delle frontiere, aumento dei rimpatri e ricerca dell’unanimità fra gli Stati membri per creare un “sistema di cooperazione invece che di costrizione”. “L’UE non può continuare a imporre un sistema migratorio che è appoggiato solo da alcuni dei suoi Stati membri”, si legge sul sito del gruppo ECR. Un forte accento viene dato anche alla necessità di maggiore sicurezza in Europa, minacciata da criminalità transfrontaliera e attacchi terroristici, per la quale, secondo ECR, servono più scambi d’informazioni e cooperazione fra Paesi.

 

Un futuro incerto dopo la Brexit

Dopo esserne stato il padre fondatore nel 2009, l’ex primo ministro britannico David Cameron rischia di essere anche la causa della disgregazione dei Conservatori e riformisti. Gli ECR sono sicuramente il gruppo politico che subirà maggiormente l’impatto dell’uscita del Regno Unito dall’UE, conseguenza di un referendum voluto proprio dall’allora premier Cameron. Quasi un terzo dei suoi attuali componenti decadranno una volta ufficializzata la Brexit, lasciando così la porta aperta a una serie di possibili scenari. Le proiezioni elaborate dal Parlamento europeo vedono i Conservatori e riformisti fermarsi a quota 46 seggi (britannici esclusi), sarà quindi naturale cercare di tessere nuove alleanze per costruire una maggioranza insieme al PPE e ad altre forze sovraniste. Fra le tentazioni ci potrebbe essere quella di tendere la mano anche ai partiti senza una forte identità politica europea, come il Movimento 5 stelle, magari sulla base di un “contratto di governo europeo” come quello che si sta sperimentando in Italia. Fino a qualche giorno fa, un possibile rinforzo sembrava sarebbe potuto arrivare da Fidesz del premier ungherese Viktor Orbán, ma la decisione del PPE di non espellerlo dal partito, optando invece per una sospensione temporanea concordata, sembra aver escluso questa possibilità.

 

Verso una nuova forza sovranista a Strasburgo?

La vicinanza politica fra il PiS polacco e alcuni partiti sovranisti che in questo momento appartengono ad altre famiglie europee potrebbe rimescolare le carte in tavola. Matteo Salvini non ha mai nascosto la sua affinità con il fondatore del partito Jarosław Kaczyński, con cui si è incontrato a gennaio a Varsavia, né il suo desiderio di creare a Strasburgo una nuova formazione della destra sovranista che vada dal PiS al “Raggruppamento nazionale” di Marine Le Pen, con cui condivide l’appartenenza al gruppo ENF. Nel caso in cui tale scenario diventasse realtà, resta solo da capire se il polo d’attrazione saranno i Conservatori riformisti o l’Europa delle nazioni, oppure se si battezzerà una nuova formazione. Un ostacolo non da poco che bisognerà superare sarà però il rapporto con la Russia di Putin. La vicinanza fra la Lega e Mosca è cosa nota, così come lo è l’avversione di Varsavia a qualsiasi contatto con il Paese che proprio in Polonia dettava legge ai tempi dell’URSS.

 

Il candidato dei conservatori e riformisti

Nonostante il futuro incerto a Strasburgo, ECR ha scelto il candidato su cui puntare per la presidenza della Commissione europea (Spitzenkandidat), anche se non vi è traccia della sua campagna sul sito del gruppo. Si tratta dell’eurodeputato ceco Jan Zahradil, 56 anni, presidente dell’Alleanza dei Conservatori e riformisti in Europa (ACRE), il partito europeo di riferimento di ECR (l’equivalente del Partito socialista europeo – PSE per il gruppo dei Socialisti e democratici- S&D). Laureato in ingegneria all’Università di Praga, ricercatore di professione e grande fan dei gruppi hard rock, nel 1998 Zahradil è stato eletto membro della Camera dei deputati della Repubblica Ceca e nel 2004 è sbarcato nelle istituzioni UE. Il livello di notorietà in Europa dell’eurodeputato ceco è certamente più basso rispetto ad altri candidati come il tedesco Manfred Weber (PPE) o il socialista Frans Timmermans (PSE), e, nonostante la sua nomina, è stato lo stesso Zahradil a dirsi contrario al sistema europeo degli Spitzenkandidaten. L’ennesimo ossimoro dei Conservatori e riformisti.

 

Immagine: Jan Zahradil a Bruxelles, Belgio (28 novembre 2018). Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com 

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