3 aprile 2019

Verso le elezioni europee. Verdi in ascesa

di Matteo Miglietta

Nonostante in Italia siano da anni diventati una forza marginale all’interno del panorama politico, i Verdi potrebbero essere la vera sorpresa delle prossime elezioni europee. Le ultime proiezioni elaborate dall’Europarlamento prevedono una sostanziale stabilità nel numero dei loro seggi, in leggero calo dai 52 attuali a 51. Tuttavia, il dato va letto prendendo in considerazione due aspetti: il primo è che la prossima aula di Strasburgo non dovrebbe più contare 751 seggi ma 705, per tenere conto dell’uscita del Regno Unito dall’UE. Tale calo numerico farebbe quindi salire il peso specifico dei Verdi dal 6,9% al 7,23%. Il secondo dato da non sottovalutare è che le quotazioni degli ambientalisti nei sondaggi sono in continua ascesa e sono quasi raddoppiate rispetto a un anno fa.

 

La campagna europea

Difesa dello Stato di diritto, tutela dell’ambiente, diritti sociali e dei migranti sono i temi principali su cui punteranno i Verdi durante la loro campagna elettorale. In pieno equilibrio fra i sessi, come da tradizione per ogni carica di rilievo all’interno del partito, gli ecologisti europei hanno scelto un uomo e una donna come Spitzenkandidat, cioè candidati alla presidenza della Commissione europea. Si tratta della tedesca di 37 anni Ska Keller e dell’olandese Bas Eickhout, 42 anni. La prima ha già una lunga carriera nel Parlamento europeo, dov’è entrata nel 2009 a soli 27 anni e dove oggi (insieme al belga Philippe Lamberts) guida il gruppo dei Verdi nell’emiciclo. Nonostante la giovane età, non è la prima volta che Keller si confronta con le elezioni continentali da candidata alla presidenza, visto che già nel 2014 era stata la Spitzenkandidat dei Verdi insieme al francese José Bové. Nel suo curriculum l’eurodeputata tedesca ha una laurea in islamistica, turcologia e giudaistica che si è riflessa anche nella sua attività politica. Durante il suo mandato, infatti, Keller si è sempre battuta in difesa dei diritti dei rifugiati e dei migranti.

L’olandese Eickhout è forse il meno conosciuto della coppia che ha il compito di trainare la volata elettorale dei Verdi europei. Laureato in chimica e scienze ambientali, ricercatore presso l’Agenzia per la protezione dell’ambiente olandese, anche Eickhourt è alla seconda legislatura al Parlamento UE, dove fa parte della commissione Ambiente. Nei Paesi Bassi il suo partito, la Sinistra verde (Groen Links), è stato protagonista di un risultato molto positivo durante le elezioni del 2017, quando ha ottenuto il suo massimo storico con il 9,13% dei voti e 14 seggi, risultato in ascesa confermato anche alle elezioni provinciali di marzo. «Dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola di chi vuole ridurre questa campagna all’essere pro o contro l’Europa, come fosse una scelta netta fra Emmanuel Macron e Viktor Orbán. Come se non esistesse alternativa al difendere questa UE», scrive Eickhourt sul suo sito, rivendicando il programma dei Verdi per “un’Europa migliore”.

 

Deboli in Italia ma in crescita in Europa

Il sistema elettorale italiano prevede una soglia di sbarramento al 4% per i partiti che si presentano all’appuntamento europeo. Uno scoglio non da poco per i Verdi, che alle elezioni politiche del marzo scorso hanno raccolto appena lo 0,6% attraverso la lista Italia Europa insieme, di cui facevano parte anche il Partito socialista italiano e il movimento Area civica.

Un’ulteriore picconata al castello ecologista è arrivata poi la settimana scorsa, quando, dopo un lungo flirt con il partito ecologista, Italia in Comune del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, ha annunciato l’alleanza con +Europa di Benedetto Della Vedova ed Emma Bonino, che a Strasburgo siederà fra i banchi dei liberali dell’ALDE (Alliance of Liberals and Democrats for Europe). Secondo quanto dichiarato dallo stesso Pizzarotti, a far saltare l’intesa con i Verdi sono state «questioni programmatiche», come la TAV e gli OGM. Su entrambi i fronti gli ecologisti sono sempre stati contrari a qualsiasi compromesso, e tuttora portano avanti una linea di opposizione al tunnel ferroviario in Valsusa, considerato come un’opera «del tutto inutile».

Il passo indietro di Pizzarotti è stato come una doccia fredda per i Verdi, che attraverso l’alleanza con la lista dell’ex Movimento 5 stelle contavano di far partire la volata verso le europee. A gennaio i due partiti avevano presentato insieme la campagna Onda verde e civica, con una conferenza stampa in Italia alla quale aveva partecipato anche il capogruppo degli ecologisti al Parlamento UE Philippe Lamberts. Un’iniziativa che avrebbe voluto cavalcare anche la crescente attenzione per i temi ambientali generata dalle manifestazioni di giovani in tutta Europa. Si è invece unito alle file dei Verdi europei il movimento Possibile fondato da Pippo Civati, che oggi conta un europarlamentare fra le sue file, Elly Schlein, appartenente però come il PD al gruppo dei Socialisti & democratici.

Nella legislatura che si sta chiudendo i Verdi hanno potuto contare solamente su un europarlamentare italiano, Marco Affronte, che non è stato eletto nelle loro liste ma con il Movimento 5 stelle. La scelta di cambiare gruppo è arrivata dopo che i pentastellati hanno tentato (senza riuscirci) di abbandonare il gruppo costituito insieme allo UKIP (Uk Independence Party) di Nigel Farage (EFDD, Europe of Freedom and Direct Democracy) per entrare in quello dei liberali dell’ALDE.

A trainare “l’onda verde” sembra insomma che non saranno gli elettori italiani, quanto piuttosto quelli di altri Paesi europei, in primis Germania, Paesi Bassi e Belgio, dove invece le formazioni ecologiste sono date in ascesa.

 

Immagine: Ska Keller (14 febbraio 2017). Crediti: Alexandros Michailidis / Shutterstock.com

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