3 novembre 2018

Yemen, una guerra indiscriminata e sproporzionata

di Michele Chiaruzzi

Due anni fa, il 31 ottobre 2016, avevamo scritto del lamento straziante dello Yemen in guerra; e poi ancora, in altre occasioni, della condizione letale causata da un conflitto che è anche, se non soprattutto, un massacro d’innocenti. Oggi il dispositivo dello spettacolo ha consegnato l’immagine d’una di queste innocenti alla compassione degli spettatori. Tutti sappiamo che quella compassione e ogni attenzione per i motivi di quel massacro dureranno l’attimo di una commozione. Si tratta d’una commozione sterile. Ciò perché sarà commozione immobile, fissa, e del commuovere non possiederà la qualità di più alto valore morale racchiuso proprio nella parola stessa: quella di “mettere in movimento”, di “agitare”. Sarà, in questo senso, commozione fittizia e si direbbe amorale, priva com’è d’ogni sforzo reale conseguente a ciò che deplora in via del tutto virtuale – appunto, spettacolare. D’altronde nella guerra dello Yemen neppure questa è una novità. La morte recente ma non fotografata di decine di bambini e bambine, colpiti dai bombardamenti, non ha avuto, anch’essa, nessuna implicazione. 

Nulla cambia, da anni, in Yemen: la morte lo attraversa quotidianamente, a cavallo della politica di potenza e dei suoi velenosi frutti. Quella politica non distingue tra combattenti e non, tra bersagli legittimi e non, tra obiettivi strategici e regole belliche, tra mezzi e fini. La guerra dello Yemen non è una guerra “dimenticata”: è una guerra indiscriminata e sproporzionata. Per questo il suo impatto è talmente devastante, con catastrofici esiti sui civili ben documentabili: carestie, malattie, epidemie. È una guerra indiscriminata perché, nell’era dell’umanitarismo, della “responsabilità di proteggere”, accade che non siano protetti neppure i più elementari diritti dei civili in guerra e, viceversa, che le norme di guerra più basiche siano programmaticamente violate senza alcuna responsabilità per i violatori. La guerra è sproporzionata perché non si dà proporzione, oggi, in Yemen, tra la qualità e quantità dei mezzi violenti impiegati e la qualità e quantità dei fini politici raggiunti in un triennio di duri combattimenti. Da tempo i mezzi hanno preso il sopravvento sui fini; è soprattutto questo a rendere ignoto il prezzo che questa guerra farà ancora pagare.

 

Crediti immagine: Shutterstock / anasalhajj

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