29 gennaio 2018

Zeman confermato presidente della Repubblica Ceca

È Miloš Zeman a uscire vincitore dal ballottaggio per le elezioni presidenziali nella Repubblica Ceca che si è svolto il 26 e il 27 gennaio: dopo il primo turno del 12-13 gennaio, che aveva visto prevalere comunque il presidente uscente nei confronti dello sfidante Jiří Drahoš con un netto 38,6% rispetto a 26,6%, il secondo turno ha confermato Zeman. Non si è trattato però di un plebiscito ma di una vittoria di misura per 52% a 48%, come avevano lasciato prevedere i sondaggi pre-elettorali, anche in considerazione del fatto che tutti gli altri candidati, che avevano raccolto percentuali non superiori al 10%, avevano promesso di dirottare i propri sostenitori su Drahoš, l’uomo nuovo, totalmente estraneo alla politica.

Nonostante il presidente ceco non abbia le ampie prerogative del presidente statunitense o di quello francese l’elezione di Zeman è decisiva nel determinare e modulare gli equilibri interni del Paese e la sua collocazione nello scenario internazionale. Sul fronte interno, la riconferma del presidente uscente potrebbe rafforzare Andrej Babiš, il leader del movimento populista dell’Alleanza dei cittadini scontenti (in ceco Ano), uscito vincitore dalle elezioni parlamentari dell’ottobre scorso, che non è ancora riuscito a formare un nuovo governo perché il parlamento gli ha negato la fiducia; Zeman è considerato un suo sostenitore, ma per questioni di opportunità non è scontato che decida di affidare nuovamente l’incarico a questo personaggio controverso e discusso, su cui pende anche un’accusa per frode fiscale.

In ambito internazionale Zeman si è sempre dichiarato ostile alla politica della ripartizione delle quote di migranti, intercettando così la diffusa islamofobia, ed è favorevole a un referendum per sancire la permanenza o meno della Repubblica Ceca nell’Unione Europea e nella NATO; spinge inoltre verso un maggiore avvicinamento alla Russia – con la quale intende intensificare i rapporti economici e per la quale chiede anche l’abolizione delle sanzioni causate dall’annessione della Crimea – e alla Cina. Con la sua conferma sicuramente la Repubblica Ceca guarderà dunque più verso est, rinsaldando inoltre l’asse populista-nazionalista e diffidente verso l’Unione Europea del cosiddetto Gruppo di Visegrád, che comprende anche Ungheria, Polonia e Slovacchia.

Crediti immagine: ANSA


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0