9 luglio 2020

È arrivato il momento di Taiwan?

 

Taiwan è stato indubbiamente uno dei principali attori della politica internazionale negli ultimi mesi. Trovandosi in un contesto regionale estremamente complesso, e reso ancora più imprevedibile dallo scoppio dell’epidemia Covid-19, il governo guidato da Tsai Ing-wen si è dimostrato all’altezza della situazione, e non ha sprecato le occasioni in cui è riuscito a far sentire la propria voce.

La principale motivazione dietro questa ascesa, e alle relative speranze di affrancarsi una volta per tutte dall’ombra di Pechino, risiede nella eccezionale risposta di Taipei all’emergenza Coronavirus, che potrebbe anche diventare un rinnovato punto di partenza per ampliare il proprio raggio d’azione all’interno della cooperazione internazionale. I dati riguardanti la diffusione del virus nel Paese sono incredibilmente positivi, e per questo Tsai ha ricevuto applausi e consensi da ogni angolo del panorama politico. Al momento della stesura di questo articolo, le autorità sanitarie taiwanesi hanno diagnosticato 447 casi positivi, dei quali più della metà è già stata dichiarata guarita, con appena 7 decessi. La creazione di un sistema particolarmente efficace, e concentrato sostanzialmente sul veloce riconoscimento ed isolamento dei casi positivi, ha portato il Paese ad essere una delle avanguardie nella lotta alla malattia, e gli ha anche permesso di spostare il focus verso l’esterno ed aiutare chi si trovasse in difficoltà. Taiwan si è adattato al nuovo contesto così velocemente da diventare il secondo produttore mondiale di mascherine, riuscendo in tal modo a soddisfare in pochissimo tempo la domanda interna. Inoltre, è stato creato un team appositamente per facilitare la cooperazione medica e farmaceutica con gli altri Stati: dalla ricerca sul vaccino ai test rapidi, passando per il grande know how tecnologico e farmacologico.

Nel mese di aprile, probabilmente il più difficile per il Vecchio Continente, Taiwan ha fatto un’ingente donazione di mascherine: circa un milione è stato donato direttamente all’Unione Europea, mentre altri sei milioni sono partiti attraverso i diversi canali bilaterali con i singoli Stati. Azione che è stata pubblicamente riconosciuta dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha espresso tutta la sua gratitudine verso Taipei. Il primo ministro canadese Trudeau ha fatto altrettanto, dopo aver ricevuto circa mezzo milione di mascherine. Per quanto riguarda il suo vicinato, il Paese che più ha goduto del sostegno taiwanese è stato il Giappone: Taipei ha, infatti, fornito assistenza ad ospedali pubblici e scuole di specializzazione medica, oltre ad aver inviato diverse migliaia di mascherine. Infine, non è mai saltato il canale preferenziale con gli Stati Uniti, nonostante la tragica gestione della pandemia da parte dell’amministrazione Trump. Il Dipartimento di Stato americano ha rilasciato un comunicato ufficiale nel quale la risposta taiwanese all’emergenza Covid-19 viene definita come un modello da seguire (sebbene Washington non l’abbia mai fatto) e Taiwan un prezioso amico in un momento difficile. Poco dopo, esattamente il 3 aprile, il presidente Trump ha trasformato in legge il cosiddetto TAIPEI (Taiwan Allies International Protection and Enhancement Initiative) Act, dopo essere passato all’unanimità sia al Senato che alla Camera. Scopo principale di questo documento sono il rafforzamento e l’espansione del rapporto di cooperazione tra gli Stati Uniti e Taiwan, così come il facilitare la creazione di nuovi legami diplomatici tra Taipei e altri Stati, senza tralasciare le organizzazioni internazionali. In questo senso, alla questione si aggiunge un ulteriore livello di complessità: sebbene abbia ricevuto un plauso pressoché globale per il suo operato, ad oggi Taiwan è fuori sia dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che dall’Organizzazione internazionale dell’Aviazione civile, due delle principali agenzie delle Nazioni Unite (ONU).

La promulgazione del TAIPEI Act deve essere letta anche in questi termini, poiché gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse di vedere una rinnovata presenza taiwanese nelle sedi istituzionali. Per circa trent’anni ormai, la One China Policy (la politica di una sola Cina) ha progressivamente escluso Taiwan dalla comunità internazionale. La maggior parte del concerto mondiale non riconosce la Repubblica di Cina come Stato sovrano, per cui le è stata negata la membership in sempre più organizzazioni (partendo dalla perdita del seggio all’ONU nel 1971), oltre ad esserle precluso di prendere parte ai principali meeting internazionali. Per esempio, stare ai margini dell’OMS le ha impedito di attingere a numerose informazioni preliminari, oltre a rendere difficoltosa la condivisione delle scoperte effettuate e dei metodi di risposta implementati.

Ma, come accennato in precedenza, la prontezza e il senso di responsabilità dimostrato durante la crisi potrebbero aprire nuove e inattese porte a Tsai Ing-wen, sempre più decisa ad allontanarsi da Pechino dopo la roboante conferma elettorale di inizio anno. Di conseguenza, uno dei campi principali dove Taiwan potrebbe ampliare il suo raggio d’azione globale è quello della cosiddetta human security. Dei tanti modelli emersi durante la pandemia, quello taiwanese è probabilmente il più consistente per le organizzazioni che si concentrano sulla gestione e risoluzione delle crisi, oltre ad essere facilmente replicabile in altre situazioni d’emergenza. Un riconoscimento di valore che permetterebbe all’isola di avviare un embrionale soft power, e cercare così di controbilanciare un minimo la forte influenza di Pechino sugli organismi multilaterali. Un possibile primo risultato di questa rinnovata considerazione potrebbe essere il sostegno decisivo per entrare nell’Assemblea mondiale della sanità. A prescindere dall’esito di questa iniziativa, il grande successo nell’affrontare la pandemia ha fornito a Taiwan una piattaforma dove provare a sviluppare una vera identità internazionale, oltre a ridimensionare i costanti tentativi di delegittimazione da parte della Repubblica Popolare. La firma del TAIPEI Act, inoltre, potrebbe portare il rapporto con gli Stati Uniti al livello successivo, e convincere sempre più Paesi che, forse, è giunto il momento di includere Taiwan nella grande famiglia globale.

 

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