30 luglio 2020

L’avventura cinese verso Marte

 

La Cina ha lanciato con successo una sonda spaziale verso Marte, dando ufficialmente inizio a Tianwen-1, la sua prima missione indipendente per l’esplorazione del pianeta rosso. La sonda, che consiste di un orbiter, un lander e un rover, per un peso complessivo di 5 tonnellate, è stata lanciata alle 12:41 del 23 luglio, ora cinese, dal cosmodromo di Wenchang (provincia insulare di Hainan, estremo Sud della Cina) a bordo del razzo vettore Lunga Marcia 5, il più potente mai sviluppato dall’industria spaziale della Repubblica Popolare. Dopo circa 36 minuti, la sonda è stata instradata nella sua traiettoria verso Marte. L’arrivo è previsto nel febbraio 2021: impiegherà quindi circa sette mesi per giungere a destinazione. A quel punto, Tianwen-1 seguirà un’orbita ellittica polare attorno al pianeta rosso per due o tre mesi prima di tentare un atterraggio morbido sulla sua superficie. Il sito di atterraggio prescelto è Utopia Planitia, la regione pianeggiante su cui il 3 settembre 1976 si posò il lander Viking 2 della NASA.

Compiere un “ammartaggio” non è una manovra dal risultato scontato. Sin dal 1960, più della metà delle missioni tentate su Marte sono fallite a causa di problemi tecnici. La prima missione coronata da successo fu quella lanciata dalla NASA il 28 novembre 1964, nota col nome di Mariner 4. In quell’occasione, furono scattate 22 immagini a 9.844 km dal pianeta. Nuovi traguardi arrivarono poi nel 1971, con i primi veicoli spaziali che riuscirono a entrare in orbita attorno a Marte: prima la sonda statunitense Mariner 9, poi l’orbiter sovietico Mars 2. Il primato del primo lander atterrato sulla superficie del pianeta lo conquistarono invece i sovietici, con il veicolo spaziale della missione Mars 3, che restò tuttavia operativo per soli 20 secondi. Progressi nell’esplorazione del Pianeta Rosso arrivarono poi a metà degli anni Settanta con le due sonde gemelle Viking, composte entrambe da un orbiter e da un lander.

Quanto alla Cina, non è la prima volta che il Paese tenta di raggiungere Marte. Ci aveva già provato nel 2011, insieme alla Russia. In quella circostanza, il veicolo spaziale russo che trasportava l’orbiter cinese Yinghuo-1 non riuscì a uscire dall’orbita terrestre e si disintegrò nell’Oceano Pacifico. In caso di successo, questa volta, la Repubblica Popolare sarebbe la prima nazione a inviare in un colpo solo sul pianeta rosso un orbiter, un lander e un rover nella sua missione inaugurale. Traguardo questo che Pechino ha molto a cuore. «Non siamo la prima nazione asiatica a inviare una sonda su Marte, ma vogliamo iniziare a un livello più alto», dichiarava in un’intervista del 2016 Ye Peijian, chief commander e chief designer del Programma cinese di esplorazione della Luna e membro dell’Accademia cinese delle Scienze. L’orbiter di Tianwen-1 studierà Marte e la sua atmosfera per un anno marziano (vale a dire 687 giorni terrestri) e fungerà da ripetitore per il rover, che ha un ciclo di vita di circa 90 giorni marziani, l’equivalente di circa 93 giorni sulla Terra. Se tutto andrà secondo i piani, il lander rilascerà il rover – un veicolo a sei ruote alimentato a energia solare – e se quest’ultimo non riscontrerà problemi, mantenendo il suo sistema di comunicazione intatto e funzionante per il periodo previsto di 90 giorni marziani, la Repubblica Popolare diventerà anche il primo Paese, oltre agli USA, ad aver compiuto questa impresa.

La missione cinese deve il suo nome al titolo di uno dei componimenti poetici attribuiti a Qu Yuan, poeta vissuto nel periodo degli Stati combattenti, per l’appunto Tian wen, che in mandarino vuol dire “Domande celesti”. Il suo inizio ufficiale è arrivato a pochi giorni dal lancio dell’orbiter degli Emirati Arabi Uniti (Hope), effettuato il 20 luglio scorso dal cosmodromo di Tanegashima, in Giappone, con l’obiettivo di studiare l’atmosfera del pianeta rosso. L’orbiter Hope della Emirates Mars Mission segna la prima missione interplanetaria di un Paese del Medio Oriente. Anche la NASA ha in programma di lanciare una sua missione. Si tratta di Mars 2020, il cui inizio è previsto per oggi: gli USA invieranno su Marte il rover Perseverance e il drone elicottero Ingenuity, che proverà ad alzarsi in volo attraverso l’atmosfera marziana.

Non è un caso che tutti e tre i Paesi abbiano deciso di imbarcarsi per le loro missioni proprio adesso. Il momento migliore per spedire sonde sul pianeta rosso si ripresenta una volta ogni 26 mesi, quando la distanza tra la Terra e Marte si riduce a circa 55-60 milioni di chilometri: è in questa breve finestra di tempo, di circa un mese, che i due pianeti sono più vicini tra loro. La sonda cinese trasporta con sé 13 strumenti scientifici che permetteranno di esplorare la superficie e il sottosuolo di Marte; di mappare la morfologia e studiare la geologia del pianeta; di analizzare la ionosfera marziana; e di studiare le caratteristiche del clima, i campi elettromagnetici e gravitazionali, e la struttura interna del pianeta. L’obiettivo, naturalmente, è anche accrescere la centralità della Repubblica Popolare nel settore spaziale.

Tianwen-1 è solo l’ultima di una serie di missioni spaziali che sfidano un campo storicamente dominato dagli Stati Uniti. L’anno scorso, per la prima volta nella storia dell’umanità, la sonda cinese Chang’e-4 ha effettuato un atterraggio morbido sul lato nascosto della Luna con l’obiettivo di raccogliere dati e trasmetterli sulla Terra via satellite. La Cina è impegnata oggi a rafforzare la sua presenza nello spazio cislunare, ma con un atterraggio sulla superficie marziana ambisce, in caso di successo, a conquistare prestigio a livello globale. Ma non è tutto. La missione cinese per l’esplorazione di Marte «fa parte del suo più ampio sviluppo di infrastrutture spaziali orientato al raggiungimento del predominio nello spazio entro il 2049», scrive su The Diplomat Namrata Goswami, senior analyst e autrice specializzata in space policy, la quale osserva che lo spazio è parte integrante del sogno di Xi di «trasmettere la potenza e l’influenza della Cina, nonché una componente fondamentale della sua strategia di integrazione civile-militare».

Pechino sta lavorando da tempo per costruire una sua infrastruttura spaziale indipendente. Si pensi, ad esempio, alla costellazione dei satelliti BeiDou completata nel giugno scorso e pensata per creare un sistema autonomo di navigazione satellitare alternativo al GPS statunitense. Quella messa a punto dalla Repubblica Popolare in campo spaziale è una strategia di ampio respiro e a lungo termine. Si vedano alcuni degli obiettivi fissati da Pechino per gli anni a venire: oltre a Tianwen-1, il 2020 dovrebbe ospitare anche la missione Chang’e-5, il cui obiettivo principale consiste nel raccogliere e riportare sulla Terra campioni di superficie lunare; nel 2021 dovrebbe poi iniziare la costruzione della prima stazione modulare cinese; entro il 2025 è prevista invece la spedizione nello spazio di un prototipo di centrale solare spaziale; successivamente, nel 2028 dovrebbe essere lanciata la seconda missione indipendente su Marte; ed entro il 2036 la Cina aspira a una prima missione umana sulla Luna. Sono solo alcune delle tappe previste lungo il cammino della Repubblica Popolare verso lo status di potenza spaziale.

 

Immagine: Marte. Superficie del pianeta rosso e polvere nell’atmosfera. Illustrazione 3D. Crediti: Jurik Peter / Shutterstock.com

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

Argomenti
0