04 giugno 2012

Dalla Cina (giugno)

Google aiuta cinesi contro censura su internet

Google dà suggerimenti ai cinesi sulle parole da usare o meno per evitare la censura del grande fratello nel paese del dragone. Normalmente quando in Cina si effettua una ricerca tramite il motore di ricerca di Google senza usare una vpn (ovvero un software, virtual private network, che consente di collegarsi ad internet tramite un ip straniero e quindi di sottrarsi al controllo) e si digitano parole considerate ‘sensibili’, la pagina non si apre e la connessione viene temporaneamente bloccata. Il nuovo servizio Google consente ora agli utenti di sapere in anticipo che stanno digitando parole vietate, aiutandoli a trovare un’alternativa prima di arrivare al blocco della connessione. Attraverso il nuovo sistema, nel caso in cui un utente stia per avviare una ricerca usando un termine potenzialmente a rischio apparirà un avviso che dice che “l’utilizzo di questo termine potrebbe bloccare la connessione e che tale interruzione è estranea al controllo di Google”. A questo punto l’utente ha la scelta di continuare la ricerca, a suo rischio, oppure di cambiare la chiave, utilizzando magari sinonimi non ‘sensibili’. Google non ha tuttavia affermato in maniera esplicita che la problematica sia connessa alla censura cinese, ma ha fatto sapere che i suoi tecnici hanno rilevato il problema correlato all’utilizzo di una certa quantità di termini, alcuni anche di uso molto diffuso. Tra questi ad esempio anche il carattere cinese ‘jiang’, che significa fiume ma che è anche un cognome piuttosto comune. Così si chiamava ad esempio anche l’ex presidente, Jiang Zemin. Così quando lo scorso luglio si diffuse la notizia, poi rivelatasi falsa, che Jiang Zemin era morto, il carattere venne bloccato e digitandolo si incorreva in problemi di blocco o interruzione della connessione.

 

Coppia ha secondo figlio, deve pagare multa salatissima

Una coppia della provincia orientale cinese dello Zhejiang è stata condannata a pagare una multa di 1,3 milioni di yuan (circa 150.000 euro) per aver avuto un secondo figlio, violando così la legge sulla pianificazione familiare vigente in Cina, che impone la regola del figlio unico. Lo riferisce il Quotidiano del Popolo. I due coniugi lo scorso febbraio hanno avuto una bambina dopo aver già avuto un figlio maschio nel 1995. In Cina è previsto che solo in casi particolari le coppie possano avere più di un figlio, se ad esempio entrambi i coniugi sono figli unici o se il primo figlio è affetto da una malattia non ereditaria. Nelle zone rurali, inoltre, alle coppie, è consentito avere un secondo figlio se il primogenito è una femmina. I due coniugi multati, tuttavia, non rientrano in nessuna di queste categorie. Secondo gli accertamenti fatti dalle autorità, i due, che vivono a Ruian, a una ventina di chilometri da Wenzhou, capitale della provincia dello Zhenjiang, godono di una buona posizione economica. In questi casi, secondo le leggi locali, le multe per tale tipo di violazione dovrebbero essere da quattro a otto volte l’ammontare del reddito medio annuale. Secondo le statistiche, la maggior parte di coloro che violano la regola del figlio unico provengono proprio dalla zona di Wenzhou, dove vivono ricchi commercianti e imprenditori. Circa la metà delle famiglie della zona infatti ha due figli e moltissime coppie, per queste violazioni, negli anni hanno pagato multe molto salate. Lo scorso mese di aprile un’altra coppia, sempre proveniente dalla stessa zona, dovette pagare 1,25 milioni di yuan. La legge del figlio unico vige in Cina dal 1979 quando il governo centrale decise di prendere misure drastiche contro la eccessiva crescita demografica.


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