8 luglio 2020

La geopolitica di Tik Tok

 

TikTok è un riferimento irrinunciabile non solo per capire cosa c’è nella testa degli adolescenti o per le nuove strategie degli Uffizi, ma anche per leggere i conflitti geopolitici del nostro tempo.

Come abbiamo scritto già a novembre, l’azienda si trova al centro della guerra digitale tra Stati Uniti e Cina. Anzitutto perché il geniale algoritmo di TikTok ha generato un successo commerciale straordinario: ad aprile l’applicazione ha superato i 2 miliardi di download, facendo schizzare in alto la valutazione dell’azienda cinese che la possiede, ByteDance, che potrebbe superare i 150 miliardi di dollari in una futura quotazione.  

Seguire le vicende di TikTok è appassionante. La cronaca recente dell’applicazione somiglia a un ottovolante geopolitico. Ragioni economiche e motivi strategici si intrecciano e si confondono, nella logica del capitalismo politico.

A giugno, i principali titoli sul comizio di Donald Trump a Tulsa, Oklahoma, sono stati dedicati al suo “sabotaggio” attraverso TikTok da parte degli adolescenti, i quali avrebbero prenotato numerosi posti senza poi farsi vedere: anche se il fenomeno non è nuovo, è interessante, in un periodo di guerra di informazione, che sia cresciuta in modo così forte e sensibile la narrazione “TikTok batte Donald Trump”. Spostiamoci in India: mercato cruciale per TikTok, su cui ha scommesso moltissimo il fondatore Zhang Yiming, anche con l’acquisizione della app Helo e con la promessa di investire un miliardo di dollari nel Paese, dove ha più di duemila dipendenti. Il 29 giugno il governo indiano ha bandito dal Paese TikTok, in un provvedimento che ha toccato complessivamente cinquantanove applicazioni cinesi “coinvolte in attività che pregiudicano la sovranità e l’integrità dell’India, la difesa dell’India, la sicurezza dello Stato e l’ordine pubblico”. Così, lo scontro fisico ed “analogico” tra India e Cina sul confine conteso si è trasferito quasi subito nell’arena digitale, generando proteste tra le numerose star dei social media indiane. Infine, TikTok ha annunciato di cessare l’operatività dell’applicazione a Hong Kong, dopo l’approvazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale.

TikTok sviluppa la sua enorme potenza di mercato in un terreno ambiguo e scivoloso: cerca di distanziarsi dal governo di Pechino, assume grandi manager internazionali come Kevin Mayer della Disney, ma non può rinunciare all’identità cinese dell’azienda che la possiede. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha annunciato che gli Stati Uniti stanno valutando se bandire TikTok. Non è una novità, e forse non è il più importante pericolo di lungo termine.

Il rischio per la Cina è più diffuso: la capacità tecnologica di Pechino è guardata da vicino dai “Cinque Occhi” (Five Eyes), l’alleanza spionistica tra Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, e il governo cinese lo sa benissimo. Anche se l’Anglosfera fosse data per persa come mercato per le applicazioni cinesi, ciò che Pechino non può tollerare è una diffusione generalizzata del blocco ai suoi prodotti in altre geografie, in altri mercati promettenti. In questo modo i “Cinque Occhi” si trasformerebbero in un’idra con tante teste, in grado di contrastare nel nome dell’allargamento della sicurezza nazionale il grande occhio cinese e le sue innovazioni.  

 

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