20 marzo 2012

Incendio alla Moschea di Rida a Bruxelles: avanza l’ipotesi di conflitti interni alla comunità musulmana

Restano aperti molti interrogativi rispetto all’attentato del 12 marzo alla Moschea sciita di Rida, ad Anderlecht, quartiere alla periferia ovest di Bruxelles, che è costato la vita all’imam Abdullah Dahdouh, 46 anni, di origine marocchina, morto soffocato mentre tentava di spegnere l’incendio. L'attenzione del paese si è naturalmente concentrata fin dal giorno dopo sulla tragedia di Sierre, la cittadina svizzera dove, martedì 13, sono rimasti uccisi 22 bambini e 6 adulti in un terribile incidente stradale, mentre rientravano in pullman, dopo una gita scolastica. Ma l’inchiesta sull’attentato continua, assumendo contorni per certi versi sorprendenti e inquietanti. La persona che è stata fermata la sera dell’attentato ha dichiarato di aver agito da solo, di chiamarsi Rachid, di essere di nazionalità marocchina, di trovarsi in Belgio privo del permesso di soggiorno e di essere un musulmano sunnita; il sospettato è stato accusato, oltre che dell’incendio e dell’aver causato la morte del religioso, anche di aver agito per finalità terroristiche. Sembra prevalere, sia pure con molte cautele, l’ipotesi di un’azione maturata all’interno del conflitto tra sciiti e sunniti; il clima tra le due comunità si è fatto molto teso negli ultimi tempi, anche in relazione all’evolversi della situazione in Siria e in generale nel mondo arabo. La comunità musulmana in Belgio conta 600.000 fedeli, in maggioranza provenienti dalla Turchia e dal Marocco; a Bruxelles esiste una realtà molto ampia, concentrata in quartieri come Anderlecht, dove i musulmani sono in maggioranza. I rischi di un frattura violenta della comunità sono quindi una minaccia molte forte per la stabilità del Belgio, che sembra vivere una difficile stagione.


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