15 novembre 2013

La Russia si riarma

di Barbara Maria Vaccani

La potenza militare della Russia sta riemergendo. Dopo il periodo di declino seguito al crollo dell’Unione Sovietica e il riassestamento del paese, il governo di Putin è deciso a proseguire sulla strada della riaffermazione della Russia come potenza militare globale. A fronte di una strategia di sicurezza nazionale che prevede importanti investimenti nel settore della difesa almeno fino al 2020, c’è da vedere se il complesso militare-industriale russo sarà in grado di tenere il passo con gli obiettivi di governo. Dal punto di vista internazionale, il riemergere della Russia come attore dotato di un esercito all’avanguardia e con vocazione globale ha sicuramente un peso per gli Stati Uniti, i paesi membri della Nato, la Cina e il Giappone.

I dati sulla spesa militare globale, diffusi ad aprile del 2013 dal Sipri, un think tank svedese che mantiene un database sulla spesa militare globale, testimoniano come a fronte di un calo globale del volume d’affari del mercato della difesa, la Russia è in controtendenza, in compagnia della sola Cina, due paesi che si classificano rispettivamente al terzo ed al secondo posto, dopo gli Stati Uniti, nel ranking mondiale della spesa militare.

Il 23 febbraio scorso, durante il discorso per le celebrazioni del giorno dei difensori della patria, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che “assicurare le capacità di difesa della Russia è una priorità della nostra politica. Sfortunatamente il mondo, per come è oggi, non supporta uno sviluppo tranquillo e sicuro”. Putin ha poi aggiunto che il governo intende apportare miglioramenti al 70% dei principali armamenti in dotazione all’esercito russo.

La radicale riforma militare risale in realtà al 2008 e aveva l’obiettivo dichiarato di rendere l’esercito russo più agile, meglio addestrato, ben equipaggiato ed armato. Il processo di ammodernamento delle forze armate russe è continuato e il 2013 è stato un anno importante per le esercitazioni militari. Nei primi mesi dell’anno sono state annunciate esercitazioni navali nel Mediterraneo e nel Mar Nero, a testimonianza della volontà di rilanciare la marina militare russa. È seguita a luglio la più grande esercitazione militare russa dal crollo dell’Unione Sovietica, che ha coinvolto 160.000 soldati e si è svolta nel distretto federale dell’Estremo Oriente, la regione che si affaccia sul Pacifico. A settembre è poi stata lanciata Zapad-2013, esercitazione militare congiunta tra Russia e Bielorussia che si è svolta nelle province più occidentali dei due paesi, formalmente con l’obiettivo di testare le capacità di respingere un attacco terroristico sul suolo bielorusso.

Nello stesso periodo il viceministro della Difesa Nikolai Pankov ha annunciato che le forze di terra russe verranno aumentate di quaranta nuove brigate. L’obiettivo, stabilito dalla riforma del 2008, è quello di arrivare a un esercito di un milione di personale in servizio, soglia massima stabilita dalla legge russa ma mai effettivamente raggiunta. I soldati saranno poi sostenuti da 2300 nuovi carri armati, 1200 tra elicotteri e aerei, 50 navi e 28 sottomarini, oltre ad un centinaio di satelliti di supporto alle comunicazioni e al controllo.

Putin è un presidente da schietta politica di potenza. Se la divisione del potere su scala globale si gioca in un contesto di multipolarità, la Russia deve essere uno di questi poli. Una forza militare numericamente e tecnologicamente importante è condizione necessaria per rivestire il ruolo di potenza globale e nello stesso tempo è uno strumento di leva fondamentale nelle relazioni con gli altri attori internazionali, tra cui, sicuramente, Stati Uniti e Cina. In una prospettiva di questo genere, le esercitazioni militari sarebbero proprio una dimostrazione del “ritorno” dell’esercito russo, rinnovato e di nuovo in salute. Forse non è un caso che le esercitazioni di luglio e settembre si siano tenute l’una alla frontiera orientale della Russia, vicino a Russia e Giappone, l’altra alle porte occidentali, dove la Russia confina con il blocco Nato.

Gli ambiziosi piani di ammodernamento dell’esercito russo si potrebbero però scontrare con alcuni limiti. L’adozione dei nuovi equipaggiamenti e armamenti è legata alla capacità del complesso militare industriale russo, sia dal punto di vista della produzione, sia dal punto di vista della ricerca e dell’avanzamento tecnologico necessario per lo sviluppo delle nuove dotazioni. C’è sempre l’opzione dell’acquisto di materiale estero, ma la spinta verso forniture straniere fu tra le cause dell’allontanamento dell’ex ministro della Difesa Anatoli Serdyuokov, avvenuto un anno fa. Non bisogna poi dimenticare che la Russia è il secondo paese al mondo per vendita di armi (dati Sipri) e l’efficienza del settore della difesa assume quindi una duplice importanza: economica e di sicurezza nazionale. Altri aspetti da considerare sono la disponibilità finanziaria russa e la volontà del ministero delle Finanze di voler sostenere la riforma militare russa.

Infine c’è il limite della capacità di reclutamento dell’esercito russo: se in passato l’arruolamento era una buona alternativa alla carenza di lavoro, oggi questa condizione non è più così vera. Per raggiungere l’obiettivo del milione di uomini in armi la Russia dovrebbe rendere le condizioni dell’addestramento molto più attrattive e aumentare gli standard della vita del soldato. Per ora, infatti, salario basso, corruzione e pratiche di nonnismo non rendono la carriera militare una strada allettante.

Pochi giorni fa, l’attuale ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, ha affermato in un’intervista televisiva che le attuali minacce militari che la Russia deve affrontare sono tre: il terrorismo internazionale di matrice islamica, il ritiro della Nato dall’Afghanistan e la continua espansione dell’Alleanza Atlantica. Sul fronte Nato, l’unico paese che sembra essere preoccupato dal rilancio militare russo è la Polonia, che nella propria strategia di sicurezza nazionale ha dato la priorità alla difesa territoriale e al supporto all’alleanza, tant’è che l’ultima esercitazione Nato, Steadfast Jazz, si è svolta proprio in Polonia. Nel documento d’indirizzo del comando delle forze armate statunitensi in Europa (Eucom), invece, l’attenzione maggiore va all’Afghanistan, seguito da missioni di lotta al terrorismo e alla pirateria. Il documento risale al marzo scorso, e bisognerà aspettare qualche mese per vedere se le ultime esercitazioni russe contribuiranno a un ripensamento della strategia militare statunitense e Nato per l’Europa.

 

Pubblicato in collaborazione con Meridiani Relazioni Internazionali

 


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