19 febbraio 2014

Le contraddizioni delle riserve energetiche

di Barbara Maria Vaccani

Il 15 febbraio sono stati pubblicati sull’Economist due articoli. Uno con il titolo 'Saudi America’, l’altro accompagnato da un’immagine di copertina che raffigura un sorridente Barack Obama, il presidente americano, che indossa una gutra, il copricapo generalmente indossato dagli uomini arabi, con alle spalle delle trivelle petrolifere. Gli articoli parlano dell’impatto che lo sfruttamento delle riserve di tight oil statunitensi potrebbe avere sul mercato globale delle risorse energetiche. Uno dei due conclude dicendo che ‘un mondo in cui il petrostato principale è una democrazia liberale ha molto da raccomandare. Ma forse, il potenziale maggior vantaggio è l’esempio che il boom energetico dell’America potrà dare’.

Come l’immagine di copertina dell’Economist rende piuttosto chiaro, la scoperta di risorse energetiche, come il petrolio, è generalmente associata a benessere e prosperità, oltre che a un peso politico considerevole nella politica internazionale. Questa correlazione non è però né logica, né scontata. La Nigeria, per esempio, è nella top ten dei paesi con le più ampie riserve conosciute di petrolio e fra i quindici maggiori produttori al mondo. Se si guarda però ai dati del Pil pro capite la performance della Nigeria non è incoraggiante. Lo stesso vale per gli altri paesi africani produttori di petrolio, come Libia, Guinea Equatoriale e Sud Sudan.

In questi paesi, la scoperta delle risorse energetiche ha causato una sorta di paradosso. Nonostante la potenziale opportunità di crescita economica e di miglioramento dello standard generale di vita della popolazione, questi Stati hanno visto un peggioramento dell’efficacia delle istituzioni e una polarizzazione della ricchezza. Molti soldi si sono concentrati nelle mani di pochi, senza (quasi) alcun beneficio né per istituzioni, servizi e infrastrutture statali, né per la popolazione.

Questa contraddizione tra ricchezza e mancato sviluppo è un fenomeno chiamato ‘maledizione delle risorse’. La maledizione si riferisce proprio alla dinamica per cui un paese che scopre di avere ampie risorse naturali (non per forza energetiche) è destinato a un peggioramento dei suoi indici di sviluppo e crescita economica. Quest’ipotesi ha cominciato a circolare fra gli economisti negli anni Ottanta, ma il termine preciso viene attribuito allo studio del 1993 di Richard M. Auty ‘Sustaining Development in Mineral Economies: The Resource Curse Thesis’.

L’idea è collegata ad un altro fenomeno, conosciuto fin dagli anni Settanta e definito, proprio dall’Economist, il ‘male olandese’. La scoperta del gas nel Mare del Nord trasformò l’Olanda in un paese esportatore di gas. Come conseguenza, la moneta olandese subì un apprezzamento, a causa della grande quantità di moneta estera che affluiva nel paese dalla vendita del gas. La sopravvalutazione del fiorino olandese, però, rese tutti i prodotti degli altri comparti dell’economia olandese, come quelli dell’agricoltura o dell’industria manifatturiera, meno competitivi sul mercato. Il gas garantiva l’afflusso di grandi capitali, ma l’economia del paese era in crisi.

La maledizione, però, non è automatica. In alcuni paesi non vale: è il caso di Norvegia, Canada e degli stessi Stati Uniti, tutti fra i primi quindici produttori mondiali di petrolio. Uno studio pubblicato a gennaio del 2013 aiuta a capire se la maledizione delle risorse effettivamente esiste e quali siano le variabili rilevanti per spiegare le differenze esistenti fra, per esempio, Norvegia e Nigeria, nell’impatto dei proventi dello sfruttamento delle risorse naturali sulla crescita generale del paese.

Secondo lo studio la maledizione esiste, nel senso che esiste una correlazione negativa tra possesso di risorse naturali e ricchezza dello Stato: ‘il possesso di rendite provenienti dallo sfruttamento di risorse naturali è in genere collegato ad una riduzione del capitale pubblico. […] In assenza delle rendite dallo sfruttamento delle risorse, un paese ricco di risorse avrebbe, in media, un capitale pubblico pro capite più alto del 7%. Avrebbe il 3% delle strade in più e il 4% delle linee telefoniche’. Anche il tipo di risorse naturali possedute determina la probabilità di incorrere nella maledizione: risorse non rinnovabili come il petrolio, il gas e le risorse minerarie inducono più facilmente alla maledizione rispetto, per esempio, a risorse come foreste e terreni fertili per l’agricoltura.

Le variabili che invece aiutano a spiegare le differenze tra Nigeria e Norvegia sono principalmente due. La maledizione è più valida in paesi a basso reddito, quindi in paesi poveri e la democraticità delle istituzioni può avere un effetto mitigante sulla maledizione.

Lo sfruttamento del petrolio produce ricchezza che si concentra nelle mani dello Stato. In paesi con istituzioni scarsamente democratiche e poco efficaci, questo risulta in una maggiore possibilità di cattiva gestione di questa ricchezza e della sua concentrazione nelle mani di chi è al governo, invece che il suo reinvestimento nello sviluppo del paese. La corruzione viene poi avvantaggiata, a discapito di trasparenza e controllo pubblico delle risorse statali.

Una gestione di questo tipo porta a una maggior conflittualità: i diversi gruppi di potere sono incoraggiati a lottare con ogni mezzo per accaparrarsi una parte della ricchezza proveniente dal petrolio. Dal canto suo la popolazione ha poco margine per invertire la rotta e richiedere che uno Stato più presente e che spenda di più per migliorare i servizi e le infrastrutture. Il capitale pubblico di questi Stati è dipendente dalle rendite dello sfruttamento petrolifero, più che dal sistema di tassazione. Non dover pagare le tasse, in questo caso, non è un sollievo: se i soldi dello Stato provengono dai cittadini, questi vorranno sapere che ne è stato, saranno più attenti e più esigenti nei confronti della gestione dei soldi pubblici. Se invece lo Stato è indipendente dai soldi provenienti dalle tasse dei cittadini, non dovrà rendere conto delle proprie spese sostanzialmente a nessuno.

Norvegia e Stati Uniti sono scampati alla maledizione perché, come riporta un articolo del New York Times ‘La Norvegia ha avuto la lungimiranza di diventare ricca e democratica prima di scoprire il petrolio’. E l’intero nord America è fra le regioni meno dipendenti al mondo dalle rendite petrolifere, nonostante l’enormità del petrolio posseduto e prodotto sia da Canada che da Stati Uniti.

 

Pubblicato in collaborazione con Altitude, magazine di Meridiani Relazioni internazionali


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