08 maggio 2012

Muhammad Badi’ uno dei protagonisti della politica egiziana

La scelta di Muhammad Badi' (spesso traslitterato come Badie) come Guida della Fratellanza Musulmana (FM) nel gennaio 2010, dopo le dimissioni del popolare Muhammad 'Akif, apparve agli osservatori dell'epoca come il ritorno alla linea più conservatrice di un'organizzazione che, nell'ultimo anno del regime di Hosni Mubarak, sembrava priva di prospettive politiche. Nato nel 1943, Badi' fu arrestato nel 1965, subito dopo la laurea in veterinaria, insieme a gran parte degli attivisti del movimento, con l'accusa di aver partecipato a un complotto per assassinare Nasser. In carcere, dove conobbe Sayyid Qutb, il teorico dell'islam jihadista, ispiratore della radicalizzazione dei gruppi islamisti egiziani negli anni '70 e '80, Badi' rimase fino al 1974, quando fu liberato grazie alla politica di riappacificazione con l'opposizione religiosa lanciata dal successore di Nasser, Sadat. Badi' avrebbe quindi perseguito una carriera universitaria brillante, parallela alla sua ascesa nella FM che gli avrebbe guadagnato, ancora nel 1994, un breve periodo di arresti. Nonostante queste credenziali illustri, Badi' è poco noto al di fuori dell'organizzazione quando, nell'ottobre del 2010, egli annunzia la partecipazione della FM alle elezioni politiche previste dal regime per l'anno successivo e boicottate dagli altri oppositori del regime. È questo il primo annunzio della nuova linea che Badi' intende perseguire, volta a rafforzare la presenza della FM nella politica egiziana dopo un trentennio di prudente astensione da un'eccessiva visibilità. Badi' lo esprime nei termini della storia sacra, nel sermone settimanale contemporaneo dell'annunzio: i Fratelli dovranno combattere come i primi musulmani che, nella battaglia di Badr (624 d.C./2 a. H.), affrontarono uniti e compatti un nemico preponderante e vinsero. Il crollo del regime di Mubarak nel gennaio 2011 coglie di sorpresa la Fratellanza, come tutti. Il contraccolpo della “rivoluzione dei giovani” investe direttamente l'organizzazione islamista quando, nel febbraio, una parte della base giovanile chiede, oltre a una maggiore partecipazione delle donne e dei giovani e all’aggiornamento mediatico del “messaggio” della Fratellanza, di segnalare l'uscita dall'era Mubarak con la rimozione di Badi'. La frattura è sanata nei mesi successivi, a testimonianza della disciplina che regna nei ranghi dell'organizzazione e delle capacità mediatrici della sua Guida. Il trionfo nelle elezioni politiche che si sono svolte fra novembre 2011 e gennaio 2012, dove la FM ha conquistato il 48% del voto popolare sotto le bandiere del Partito della Libertà e della Giustizia, ha definitivamente fatto di Badi' l'ago della bilancia del futuro assetto egiziano. Da allora, le uscite pubbliche della Guida si sono moltiplicate, contribuendo a delineare le linee generali del suo programma politico. Nell'incontro recente con l'ambasciatrice americana Patterson, dopo aver criticato l'appoggio degli USA al regime di Mubarak, Badi’ ha ribadito che la shari'a, la Legge islamica, ispirerà la nuova legislazione egiziana e ha ipotizzato che l'Egitto chieda sostegno economico a Paesi diversi dagli USA (che corrispondono all’Egitto, annualmente, una media di 1,5 miliardi di dollari). Incontrando poco dopo l'ex-presidente americano Carter, Badi' ha attaccato Obama per il sostegno a Israele,  destando allarme in quel governo, che teme la sconfessione degli Accordi di pace del 1979. Ancora più recenti sono la persecuzione da parte delle autorità egiziane di alcuni attivisti di ONG statunitensi impegnate in Egitto, dietro la quale, secondo molti, vi sarebbe l’insofferenza dei FM verso la dipendenza dagli USA; e le contestate dichiarazioni con cui Badi’ ha equiparato la vittoria dei FM alla restaurazione del califfato sunnita, poi spiegate come un richiamo all’unità economica e politica del mondo arabo. Dietro la retorica minacciosa – che include fra i suoi temi, con la critica del modello americano e il rifiuto di riconoscere Israele, l’appello al jihad –, Badi’ non si discosta tuttavia dal pragmatismo che ha caratterizzato la FM negli ultimi decenni, e merita in questo di essere riconosciuto come un interlocutore autorevole dai paesi occidentali impegnati a sostenere il processo democratico in Egitto.


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