5 ottobre 2018

Etiopia, la discussione sulle riforme

Si è aperto il 3 ottobre a Hawassa, in Etiopia, l’XI Congresso del Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope (Ethiopia People Revolutionary Democratic Front, EPRDF) la coalizione al potere che alle ultime elezioni ha conquistato la totalità dei seggi in Parlamento. Il congresso, che è stato rinviato più volte a causa dei conflitti su base etnica che dilaniano il Paese, non rappresenta un appuntamento rituale, in considerazione della trasformazione che la politica e la società etiope stanno attraversando negli ultimi mesi. Al centro della discussione ci sono le riforme politiche, economiche e relative alla gestione dell’ordine pubblico avviate dal nuovo governo guidato da Abiy Ahmed, che hanno portato alla pacificazione con l’Eritrea e alla liberazione dei detenuti politici. Ahmed è un leader di etnia Oromo, la più numerosa del Paese, ma anche la più discriminata; da aprile sta portando avanti un difficile processo di pacificazione tra le diverse etnie, cercando di porre fine a scontri e violenze che hanno fatto dell’Etiopia il Paese con il più alto numero di sfollati interni del mondo, con un milione e quattrocentomila persone che hanno abbandonato le loro abitazioni per motivi di sicurezza. Un processo di cambiamento che ha bisogno dell’appoggio dell’EPRDF, proprio in virtù della sua rappresentatività delle diverse etnie. Infatti, la coalizione è formata da quattro partiti: il Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM), l’Amhara Democratic Party (ADP), l’Oromo Democratic Party (OPD) e il Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF). Il tentativo di cambiamento trova probabilmente nella componente tigrina, minoritaria ma a lungo egemone, perplessità e resistenze; secondo molti osservatori il tentativo di riformare e pacificare la società etiope di Abiy Ahmed ha buone possibilità di successo proprio perché si muove all’interno del sistema, rispettandone alcuni equilibri. 

 


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