17 ottobre 2018

La guerra dei dazi non ferma l’economia cinese

L’economia cinese non risente in modo traumatico della guerra commerciale con gli Stati Uniti; infatti solamente il 19% delle esportazioni di Pechino è diretto verso gli USA e quelle colpite dai dazi rappresentano meno del 2% del PIL. Ovviamente il contraccolpo è forte, ma le basi di sviluppo dell’economia cinese sono differenziate. Nel 2018 sono fortemente cresciuti i consumi interni, soprattutto quelli relativi al commercio on-line e dovuti agli investimenti privati, pur in presenza di un calo dell’intervento pubblico anche il settore immobiliare continua ad attraversare un momento positivo. Dal punto di vista delle relazioni internazionali e del mercato globale, inoltre l’attivismo cinese non è affatto incrinato dai contrasti con gli Stati Uniti, che rappresentano uno stimolo alla diversificazione. Durante il diciassettesimo Consiglio dei capi di governo della SCO (Shanghai Cooperation Organization) che si è tenuto l’11 e il 12 ottobre a Dushanbe in Tagikistan, il premier cinese Li Keqiang ha confermato la stretta connessione tra la cooperazione regionale dei Paesi asiatici aderenti alla SCO e il grande progetto della Nuova Via della Seta, che favorisce le relazioni commerciali tra Asia, Africa ed Europa. Con l’ingresso di India e Pakistan, sancito nel 2017, a fianco di Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, il cosiddetto Gruppo di Shangai rappresenta più di metà della popolazione mondiale e sviluppa una cooperazione sui temi della sicurezza e dello sviluppo economico, che, nonostante differenze e contrasti (in particolare tra India e Pakistan), si fonda su interessi comuni, in qualche modo consolidati dal protezionismo degli Stati Uniti.

 

Crediti immagine: da Voice of America [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

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