9 novembre 2018

Nuovo accordo tra Stato e Chiesa ortodossa in Grecia

Il governo greco, guidato da Alexis Tsipras, che non ha mai fatto mistero del proprio ateismo, ha compiuto un passo che lo stesso premier ha definito “storico” nei rapporti con la potente Chiesa ortodossa, una tappa decisiva nel percorso verso una completa laicità dello Stato e nella soluzione di antichi contenziosi dai risvolti anche economici che minano la chiarezza e la distensione tra le due entità. Le relazioni tra Stato e Chiesa ortodossa – sancite dall’articolo 3 della Costituzione – nel quale quest’ultima viene definita “predominante”, prevedevano fino al decisivo accordo raggiunto tra Tsipras e l’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Ieronymos, che i preti, trattati come dipendenti pubblici a tutti gli effetti, venissero pagati direttamente dal ministero del Tesoro; d’ora in poi riceveranno il proprio stipendio dalla Chiesa attraverso un fondo che gestirà i proventi delle proprietà a lungo oggetto di contenzioso tra Stato e Chiesa (che verranno condivisi al 50%), al quale lo Stato verserà comunque una quota di circa 190 milioni di euro, corrispondente grosso modo alla cifra necessaria a coprire la retribuzione di circa 9000 persone appartenenti al clero. Le decisioni prese dovranno essere in seguito ratificate dal Sacro Sinodo, ma rappresentano un importante avanzamento verso la neutralità in un Paese spesso accusato di non tenere in adeguata considerazione i diritti degli appartenenti ad altre religioni.

 

Crediti immagine: ANSAmed

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