24 ottobre 2018

Scontri interreligiosi in Nigeria

Sono morte settantotto persone negli scontri fra cristiani e musulmani nel Kaduna, uno Stato centrale della Nigeria, cinquantacinque giovedì 18 ottobre e ventitré domenica 21. Secondo alcune testimonianze, la scintilla che ha scatenato le violenze è stata una banale lite in un mercato. Divisa tra un Nord a maggioranza islamica e un Sud prevalentemente cristiano, la Nigeria è attraversata periodicamente da tensioni e violenze tra le due comunità. Le contrapposizioni non hanno un fondamento esclusivamente etnico o religioso, ma anche profonde radici economiche. I pastori di etnia Fulani, in maggioranza musulmani, e gli agricoltori locali, di etnia Berom, prevalentemente cristiani, sono in aperto contrasto per l’accesso alle risorse naturali. I Fulani sono infatti spinti dai cambiamenti climatici e dalla desertificazione a spostarsi verso sud, per trovare pascoli e acqua per il loro bestiame; una situazione che ha suscitato spesso violenti contrasti con gli agricoltori che ritengono che i Fulani non rispettino le coltivazioni, mentre i pastori a loro volta accusano i Berom di rubare o uccidere il loro bestiame. Conflitti quotidiani che alimentano la differenza tra etnie ed esasperano le differenze confessionali, esplodendo in scontri violenti come quelli del 18 e del 21 ottobre. Nonostante le dichiarazioni rassicuranti del governo, permane inoltre l’insorgenza del gruppo fondamentalista Boko Haram, protagonista domenica 21 di un massacro di contadini con dodici vittime nello Stato di Borno e di un attacco a un villaggio martedì 23 ottobre.

Secondo alcuni osservatori, nell’ottobre 2018 si è assistito a una recrudescenza degli attacchi, simultanea a una resa dei conti all’interno della fazione vicina allo Stato islamico di Boko Haram, guidata da Abu Musab al-Barnawi. L’eliminazione da parte dello stesso gruppo di due leader, accusati di tradimento, viene interpretata come una sconfitta dell’area relativamente moderata, contraria all’utilizzo delle donne kamikaze e favorevole all’apertura di negoziati con il governo. Una sconfitta che potrebbe preludere a una nuova ondata di attentati e rapimenti. La Nigeria, che con i suoi centonovanta milioni di abitanti è il Paese più popoloso dell’Africa, nonostante evidenti sintomi di crescita economica, è gravata da una moltitudine di persone, ottantasette milioni, che vivono in condizioni di povertà estrema, da forti divisioni interne etniche e religiose e da una permanente insicurezza che impedisce lo sviluppo di vaste aree e crea milioni di profughi interni e di migranti.

 

Crediti immagine: ANSA

0