12 novembre 2019

Asilo politico in Messico per Evo Morales, Bolivia nel caos

Vuoto di potere e tensione crescente in Bolivia; il presidente Evo Morales, costretto a dimettersi dalla pressione delle opposizioni e dell’esercito che contestavano la legittimità della sua elezione, ha prima lasciato La Paz per rifugiarsi nella sua roccaforte a Cochabamba, per poi recarsi nelle prime ore di martedì 12 novembre in Messico, dove ha ottenuto l’asilo politico. In un tweet il leader boliviano ammette: «fa male lasciare il Paese per motivi politici ma tornerò presto con più forza ed energia». Il suo passo indietro e le contemporanee dimissioni del suo vice, Álvaro García Linera, e dei presidenti del Senato, Adriana Salvatierra, e della Camera, Victor Borda, hanno creato un vuoto di potere e una situazione di instabilità assoluta. Tanto più che le dimissioni del capo dello Stato saranno effettive solo quando saranno approvate dal Parlamento, che in questa situazione è difficile prevedere se e quando potrà riunirsi. Tanto più che le opposizioni avrebbero chiesto di dimettersi ai deputati del partito di Morales il MAS (Movimiento al Socialismo), un’eventualità che, dato che dispongono di una larga maggioranza, porterebbe alla completa paralisi istituzionale. Nella giornata di lunedì 11 novembre Jeanine Áñez Chávez, esponente dell’opposizione e seconda vicepresidente del Senato, ha dato la sua disponibilità ad assumere provvisoriamente la presidenza, senza per il momento ottenere la pacificazione delle piazze e la fine del caos istituzionale. Luis Fernando Camacho, leader dei comitati civici che hanno animato la protesta contro Morales, nega che sia in corso un colpo di Stato; le dimissioni del presidente, a suo avviso, sono frutto di una pacifica mobilitazione di massa contro l’autoritarismo e i brogli elettorali di Evo Morales. Il presidente dimissionario ribatte attaccando via twitter Camacho e Carlos Mesa, ex presidente e attualmente a capo del partito Comunidad Ciudadana, definendoli golpisti e razzisti. Denunciano il colpo di Stato in atto in Bolivia solidarizzando con Morales, il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel e l’argentino Alberto Fernández, che entrerà in carica il 10 dicembre. La Colombia non prende una posizione netta e auspica una transizione pacifica e il rispetto della Costituzione; il Brasile di Bolsonaro nega che sia in corso un colpo di Stato e indica la ragione del succedersi convulso degli avvenimenti nella irregolarità delle elezioni che avevano portato al quarto mandato per Morales. Il futuro della Bolivia appare al momento molto incerto, anche se da più parti si invoca una soluzione politica che impedisca il dilagare di violenze. 

 

Immagine: Evo Morales in visita al Parlamento Sámi (2010). Crediti: Foto: Sametinget [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso www.flickr.com

0