9 dicembre 2019

Brasile, uccisi altri due attivisti per i diritti degli indigeni

Le tribù indigene continuano in Brasile a subire pesanti attacchi; nello Stato di Maranhão, sabato 7 dicembre, due indigeni della tribù Guajajara sono stati uccisi a colpi di pistola e due sono rimasti feriti in un’aggressione compiuta da uomini armati a bordo di un’automobile, nella zona nord-orientale del Paese, nella riserva indigena di Cana Brava dove vivono circa 4.500 nativi. L’omicidio è avvenuto non lontano dall’area dove solo un mese fa è stato ucciso un altro appartenente alla stessa tribù, Paulo Paulino Guajajara, membro del gruppo di vigilanza Guardiani della foresta, impegnato nel preservare la terra degli indigeni, che per legge non può essere occupata o sfruttata senza il consenso degli indigeni stessi. I Guardiani della foresta finiscono in realtà per svolgere il ruolo che dovrebbe essere dello Stato che, dopo l’elezione di Bolsonaro, sembra avere completamente abdicato alle proprie responsabilità. Sono ben note le posizioni del presidente brasiliano a proposito dell’Amazzonia, riassumibili nella frase da lui più volte pronunciata «troppa terra per troppo pochi indigeni»; Bolsonaro si è ripromesso di ridurre i diritti dei nativi per poter sfruttare commercialmente le risorse naturali anche nei territori protetti, un atteggiamento che di fatto legittima le azioni dei taglialegna e dei minatori abusivi, favorendo la deforestazione, l’impoverimento del territorio e le azioni violente contro gli esponenti dei nativi che tentano di opporvisi, che parlano di ‘genocidio istituzionalizzato’ e chiedono un segnale forte dalla comunità internazionale.

 

Immagine: Sonia Boni Guajajara, coordinatore esecutivo dell’APIB Brasil (Articulação dos Povos Indígenas do Brasil), 16 aprile 2015. Crediti: Waldemir Barreto/Agência Senado [ Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso  www.flickr.com

0