12 settembre 2019

Diada in tono minore a Barcellona, movimento indipendentista diviso

Mercoledì 11 settembre si è celebrata a Barcellona la Diada, la festa nazionale della comunità catalana, dichiarata tale nel 1980 dal Parlamento della Catalogna; la data ricorda paradossalmente una sconfitta, ovvero l’11 settembre del 1714 quando la città cadde nelle mani delle truppe borboniche durante la guerra di successione spagnola, ma negli ultimi anni si è convertita in una ricorrenza dal forte valore politico e in una occasione per ribadire con forza le istanze indipendentiste. La manifestazione di quest’anno però, a due anni dal tentativo di secessione del 2017, ha registrato il più basso numero di partecipanti dal 2012: sono scese in piazza circa 600.000 persone secondo i dati della Guardia urbana, molte di meno dell’anno scorso, quando i partecipanti furono un milione e meno di metà rispetto al 2014, anno che registrò il picco di presenze con 1,8 milioni di persone. Ancora una volta la manifestazione – con lo slogan “Obiettivo indipendenza” – ha cercato di ricompattare il fonte indipendentista, di fatto diviso tra ‘intransigenti’ e ‘possibilisti’ nelle strategie di confronto con lo Stato centrale, a poche settimane dalla sentenza definitiva nel processo contro i leader del tentativo di secessione del 2017, che rischiano pene detentive anche pesanti. Junts per Catalunya ed ERC (Esquerra Republicana de Catalunya) non concordano nemmeno sulle prossime mosse in risposta alla tanto attesa sentenza, con Oriol Junqueras, presidente di ERC e attualmente in carcere, che ribadisce il ricorso a nuove elezioni in Catalogna e Quim Torra, presidente della Generalitat di Catalunya e il suo predecessore Carles Puigdemont, rifugiatosi a Bruxelles, secondo i quali nuove consultazioni potrebbero indebolire le istituzioni.

 

Immagine: Manifestazione catalana, Barcellona, Spagna (2016). Crediti: Medol [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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