1 febbraio 2019

Entra in vigore l’accordo di libero scambio tra UE e Giappone

Dal 1° febbraio entra in vigore l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Giappone; si costituisce così un’area commerciale che comprende 635 milioni di persone e che rappresenta quasi un terzo del PIL mondiale. L’intesa rimuove il 97% delle tariffe che il Giappone applicava ai beni europei e il 99% di quelle applicate da Bruxelles. Le imprese europee che esportano in Giappone potranno quindi risparmiare quasi un miliardo di euro complessivamente e si prevede un notevole incremento degli scambi. I settori che dovrebbero ricevere una maggiore spinta sono il comparto automobilistico giapponese e la produzione agroalimentare europea. Dal punto di vista italiano, una importanza particolare assume il riconoscimento di 46 IGP (Indicazioni Geografiche Protette) italiane su un totale di 205 europee che saranno tutelate in Giappone, rendendo più difficile la diffusione di prodotti contraffatti o comunque non originali. Ma il significato di questo accordo è anche più vasto delle sue immediate ricadute pratiche da un punto di vista geopolitico e simbolico. Si tratta di una misura che in nome del libero commercio va in controtendenza rispetto all’ondata protezionista. Non è un caso quindi che si arrivi a questo traguardo ora, in un periodo di dazi e di guerra commerciale e dopo il ritiro degli Stati Uniti dal Trans-Pacific Partnership (TPP); questa situazione globale ha infatti provocato un’accelerazione delle trattative. Dopo difficoltà e stasi, la firma è avvenuta nel luglio 2018 e la ratifica da parte dell’Unione Europea in dicembre. Secondo molti osservatori, questa nuova area di libero scambio agevolerà le aziende europee del settore agricolo, a scapito dei produttori degli Stati Uniti, proprio coloro che il protezionismo di Donald Trump vorrebbe favorire.

 

Crediti immagine: CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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