12 luglio 2019

In Siria ancora attentati e scontri armati che coinvolgono la popolazione civile

Ad Afrin in Siria, nella zona controllata dalle forze ribelli legate alla Turchia, giovedì 11 luglio l’esplosione di un’autobomba ha provocato la morte di tredici persone, tra cui otto civili e circa trenta feriti. Fra le vittime anche due bambini. Nelle ultime settimane si sono verificati spesso episodi simili, con esplosioni e attacchi contro le forze ribelli siriane e contro lo stesso esercito turco. Secondo fonti ufficiali turche, l’attacco sarebbe opera dei miliziani curdi dell’Unità di difesa popolare (YPG, Yekîneyên Parastina Gel), che controllavano l’area prima dell’intervento dell’esercito di Ankara e dei suoi alleati (Operazione Ramo d’ulivo). Nella stessa giornata, si è verificata inoltre un’altra esplosione causata da un’autobomba collocata a Qamishli vicino alla chiesa della Vergine Maria, nell’area controllata dalle milizie curde. È possibile che ci sia un legame tra i due episodi. L’area di Afrin è peraltro coinvolta da aspri scontri tra l’esercito lealista e le milizie ribelli; mercoledì 10 si è combattuta una battaglia per il controllo del villaggio di Hamamiyat, che ha causato la morte di trentadue militari dell’esercito regolare siriano e di ventiquattro combattenti delle milizie dell’opposizione.

La guerra civile siriana non conosce soste e l’influenza delle potenze regionali rende difficile l’avvio di un negoziato risolutivo. Il tentativo del regime siriano di riprendere il controllo del territorio continua, ma con difficoltà e costi umani elevati. Dopo sei anni e mezzo di guerra civile, il governo siriano ha riconquistato città di Daraa, al confine con la Giordania, baricentro della rivolta popolare della primavera del 2011. Gli insorti hanno accettato le condizioni di resa, dopo trattative mediate da emissari militari russi; nonostante l’accordo, è diffuso il timore di persecuzioni e vendette. È soprattutto la popolazione civile a pagare un prezzo molto alto al protrarsi della guerra: cinquanta minori, tra cui bambini e neonati, sono morti di stenti e mancanza di cure mediche nelle ultime settimane nel campo profughi di Al Hol  nella Siria nordorientale. 

 

Immagine: Miliziani curdi dell’YPG (26 novembre 2015). Crediti: Kurdishstruggl. Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0), attraverso www.flickr.com

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