8 aprile 2019

Incertezza sulla situazione in Libia. Diplomazia al lavoro

Grande incertezza nell’evoluzione della situazione libica; le operazioni militari condotte dall’Esercito nazionale libico (LNA) per assumere il controllo della capitale Tripoli proseguono, nonostante gli appelli internazionali volti a trovare soluzioni politiche e i tentativi di mediazione dell’ONU. Senza esito anche la richiesta di una breve tregua di due ore per consentire l’evacuazione della popolazione civile dal teatro degli scontri, rifiutata dalle parti in conflitto. Gli uomini fedeli al generale Khalifa Haftar annunciano di aver preso possesso dell’aeroporto internazionale di Tripoli, chiuso dal 2014; notizia smentita da fonti ufficiali del governo di al-Sarraj. Anche da un punto di vista strettamente militare l’operazione intrapresa da Haftar sembra tutt’altro che facile; le milizie che si oppongono all’avanzata dell’LNA hanno lanciato l’operazione Volcano of anger (Vulcano di rabbia) che dovrebbe rappresentare l’inizio di una controffensiva, come risulta anche da diverse dichiarazioni di esponenti del governo di al-Sarraj.

Da un punto di vista diplomatico, nonostante l’appoggio di alcune potenze regionali e in particolare dell’Egitto, pesano le prese di distanza forse non del tutto sincere di tradizionali alleati di Haftar come Francia e Russia, il monito degli Stati Uniti, le critiche di Antonio Guterres e Ghassan Salamé, peraltro decisi a confermare l’appuntamento della Conferenza nazionale di pace prevista tra il 14 e il 16 aprile a Ghadames, nella Libia occidentale. Forti preoccupazioni esprime il governo italiano: l’appoggio dato al governo di Tripoli potrebbe ripercuotersi negativamente sugli interessi italiani in Libia, nel caso che il ruolo di Haftar diventi predominante. I temi dell’approvvigionamento energetico, della regolamentazione dei flussi migratori e del contrasto al terrorismo fondamentalista, sono pressanti, ma, secondo alcuni osservatori, non hanno sollecitato una visione unitaria e strategica del rapporto dell’Italia con la Libia, vissuto come una sommatoria di dossier, in cui quello relativo ai migranti ha sovente la preminenza. Le difficoltà della diplomazia italiana dipenderebbero quindi da una mancata visione unitaria della politica estera. Resta comunque il fatto che le evoluzioni della situazione libica hanno spiazzato non solo l’Italia ma una buona parte di coloro che interagiscono nell’area, compresa l’ONU. La diplomazia internazionale è al lavoro per favorire una tregua, la riapertura del dialogo e una partecipazione larga se si riuscirà a confermare l’appuntamento di Ghadames, ma non sarà facile raggiungere questi obiettivi.  

 

Immagine: Fayez al-Sarraj, Washington, D.C. (20 novembre 2017). Crediti: Foto di Air Force Tech. Sgt. Brigitte N. Brantley. Archive: U.S. Secretary of Defense 171130-D-GO396-0100. Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0), attraverso www.flickr.com

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