22 maggio 2019

Iraq, nuovo scambio di accuse tra Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti

Accuse tra Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti in merito al lancio avvenuto domenica 19 maggio di un razzo nei pressi dell’ambasciata americana a Baghdad, nella cosiddetta Zona verde. Secondo la ricostruzione delle forze di sicurezza irachene un razzo Katjuša è stato lanciato nella Green zone ed è esploso a circa cinquecento metri dall’ambasciata statunitense, nei pressi di un monumento dedicato ai caduti di guerra. Non ci sono state vittime, ma l’esplosione ha innescato immediatamente un clima di accuse reciproche tra Stati Uniti e Iran, indicato come possibile mandante, e ha ulteriormente deteriorato le relazioni. La dinamica degli avvenimenti risulta tutt’altro che chiara anche se martedì 21 si è diffusa la notizia di una rivendicazione da parte di un nuovo gruppo armato, chiamato “Martire Ali Mansour al Jubouri”. Nel comunicato si ricorda proprio la figura di Ali Mansour al Jubouri, un prigioniero iracheno, sospettato di appartenere ad al-Qaida e ucciso nel 2008 dal tenente statunitense Michael Behenna, mentre lo scortava. Behenna era stato condannato per omicidio a 25 anni di carcere e poi graziato a inizio maggio dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’attentato sarebbe una risposta alla grazia e all’inerzia del governo iracheno, che non ha reagito alla decisione di Trump. In generale l’azione del 19 maggio confermerebbe i timori degli Stati Uniti relativi proprio alla loro presenza in Iraq e alla sicurezza di diplomatici, militari e cittadini statunitensi che si trovano in quel Paese. Gli Stati Uniti avevano infatti ridotto il personale della loro ambasciata il 15 maggio adducendo proprio motivi di sicurezza, legati alla minaccia rappresentata dall’Iran e dai suoi alleati e sostenitori. Del resto la protezione delle persone e degli interessi americani erano stati al centro della visita non programmata di Mike Pompeo in Iraq del 7 maggio; gli americani avevano dunque in qualche modo enfatizzato proprio nei giorni precedenti il rischio di un attacco contro di loro in Iraq da parte delle forze filoiraniane. Una circostanza che puntualmente si è verificata, sia pure in una forma tutto sommato modesta e artigianale e con radici che appaiono diverse dal fondamentalismo sciita. Gli iraniani si sono dichiarati del tutto estranei ai fatti e hanno agitato il fantasma di un complotto a loro danno. Il capo del Comitato per la sicurezza nazionale e le politiche estere del Parlamento iraniano, Hishmat Allah Faht Bisha, prima della rivendicazione, aveva apertamente accusato l’Arabia Saudita di essere tra i responsabili dell’attacco di Baghdad, ipotizzando un tentativo di far esplodere le tensioni nell’area. L’Iraq si trova in questo momento in una situazione difficile, nel tentativo di avere buone relazioni sia con gli Stati Uniti sia con l’Iran.

 

Immagine: Baghdad, Iraq (18 aprile 2016). Crediti: DoD. Photo by: Senior Master Sgt. Adrian Cadiz (www.defense.gov)

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