12 febbraio 2019

L’Iran celebra i quaranta anni della rivoluzione

Grandi manifestazioni di massa, nonostante pioggia e neve, e discorsi patriottici dei leader politici e religiosi, con toni fortemente ostili agli Stati Uniti e ai nemici della patria; in questo modo è stato celebrato in Iran il quarantesimo anniversario della rivoluzione islamica. L’Iran sente di essere oggetto di una manovra ostile e aggressiva da parte degli Stati Uniti, che si esplicita nel boicottaggio economico e nell’aperta contrapposizione sui fronti caldi dell’area (Siria, Yemen, Palestina) e risponde chiamando alla mobilitazione le masse popolari ed evocando uno scenario bellico. Durante le manifestazioni che hanno avuto il loro epicentro nella piazza Azadi (Libertà) a Teheran, luogo simbolo della rivoluzione khomeinista del 1979, il presidente Hassan Rohani ha assicurato che i complotti dei nemici sono stati sventati e aggiunto: «non permetteremo agli Stati Uniti di vincere questa guerra».

La decisione degli Stati Uniti, fortemente voluta da Donald Trump, di abbandonare unilateralmente l’accordo sul nucleare e imporre di nuovo dure sanzioni economiche, mira a condizionare lo sviluppo missilistico dell’Iran e a contrastarne la presenza diretta o indiretta nei diversi conflitti regionali. Una politica che ha certamente messo in difficoltà l’economia iraniana ma ha favorito almeno in questa fase la prevalenza dell’area più intransigente della leadership politico-religiosa; la scelta di Trump ha creato una frattura fra Stati Uniti e Paesi europei, che sono favorevoli al mantenimento dell’accordo sul nucleare e stanno parzialmente aggirando il boicottaggio americano. Inoltre, anche se dissensi e stanchezza affiorano spesso dalla società iraniana, il richiamo patriottico contro l’accerchiamento del nemico esterno rimane un elemento importante per coagulare il consenso intorno alla Repubblica islamica.

 

Crediti immagine: Scanning [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

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