11 gennaio 2019

L’insediamento di Maduro, tra forti tensioni

In Venezuela, l’insediamento di Nicolás Maduro il 10 gennaio per il suo secondo mandato presidenziale è avvenuto in un clima di isolamento e di tensione, con la mobilitazione dei sostenitori del presidente e dell’esercito, che presidia diverse aree della capitale con posti di controllo e blocca l’accesso al centro. La tensione con gli Stati Uniti, l’Unione Europea e molti Paesi sudamericani resta fortissima: le elezioni presidenziali del maggio 2018 sono state infatti contestate da più parti: il cosiddetto Gruppo di Lima, che comprende tredici Paesi (oltre al Canada, Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay, Perù e Saint Lucia), ha definito illegittima la rielezione di Maduro. Una posizione molto netta è stata espressa anche dall’Unione Europea attraverso le parole dell’alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini che ha definito le consultazioni elettorali prive di ogni credibilità «dal momento che il processo elettorale non ha offerto le garanzie necessarie allo svolgimento di elezioni inclusive e democratiche», esortando a tenere nuove elezioni nel rispetto delle norme democratiche riconosciute a livello internazionale. Maduro è anche in aperto contrasto con il Parlamento ‒ dove dal 2015 detiene la maggioranza l’opposizione ‒ il cui nuovo presidente, Juan Guaidó, è stato indicato come «un burattino e un agente del governo degli Stati Uniti», e fa invece riferimento all’Assemblea costituente, contestata dalle opposizioni, in cui gode di una larga maggioranza. La situazione generale del Paese rimane intanto estremamente critica dal punto di vista economico e sociale, mentre da più parti si avanzano critiche anche relativamente al rispetto dei diritti umani.

 

Crediti immagine:  President of Russia (http://en.kremlin.ru/events/president/transcripts/46233/photos/37459). Attribution 4.0 International

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