5 aprile 2019

Le truppe del generale Haftar alle porte di Tripoli

Tensione altissima in Libia. Giovedì 4 aprile il generale Khalifa Haftar ha annunciato che il l’Esercito nazionale libico (NLA) è in marcia verso Tripoli per liberarla dai “terroristi”. «Eccoci, Tripoli. Eccoci, Tripoli», ha dichiarato in un bellicoso comunicato che richiama la formula islamica legata al pellegrinaggio alla Mecca. Haftar ha invitato inoltre le milizie che presidiano la capitale a deporre le armi e a esporre bandiere bianche. Effettivamente nella mattinata del 5 aprile le forze di Haftar sono giunte a 27 km da Tripoli, senza finora incontrare significative resistenze; il giorno precedente avevano occupato praticamente senza combattere la cittadina di Gharyan, a circa 80 km dalla capitale. L’Esercito nazionale libico dopo aver stabilizzato la Cirenaica, che rappresenta la sua base naturale, ha condotto negli ultimi mesi una vasta operazione che ha allargato il suo controllo anche nel Fezzan, l’area meridionale del Paese al cui interno si trovano i più importanti pozzi petroliferi. La marcia verso Tripoli ha sorpreso la maggior parte degli osservatori, soprattutto per la tempistica, poiché rischia di far saltare l’azione di mediazione che l’inviato speciale dell’ONU Ghassan Salamé sta portando avanti da mesi. Questa escalation mette infatti a rischio la convocazione stessa della Conferenza nazionale in programma a Ghadames dal 14 al 16 aprile, a cui avrebbero dovuto partecipare tutte le componenti libiche per arrivare a una soluzione di pacificazione e di ritorno alla legalità attraverso libere elezioni. Inoltre, si trova in Libia il segretario generale dell’ONU António Guterres che, spiazzato dal precipitare degli eventi, ha invitato tutte le componenti alla calma per scongiurare uno scontro per la conquista della capitale; Guterres dovrebbe vedere proprio Khalifa Haftar sabato 6 aprile a Bengasi. Su richiesta della Gran Bretagna si riunirà al più presto anche il Consiglio di sicurezza dell’ONU; un appello congiunto per una soluzione pacifica dei conflitti è stato lanciato da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia e Emirati Arabi Uniti. Non è facile prevedere i prossimi sviluppi anche perché il generale Haftar, come ha già dimostrato nelle operazioni in Fezzan, tende a dividere il fronte avversario più che ad aggredirlo e segnali in tal senso sono già arrivati da Tripoli, dove alcune milizie sembrano orientate ad appoggiarlo. Ma la più importante di tutte, quella di Misurata, appare intenzionata a impedire l’accesso a Tripoli alle forze dell’NLA. Il presidente Fayez al-Sarraj ha dichiarato l’emergenza nazionale, criticando l’iniziativa di Haftar. Secondo molti osservatori, la strategia di Haftar non sarà quella di entrare in Tripoli con le armi (impresa peraltro non facile anche da un punto di vista esclusivamente militare), ma piuttosto, attraverso un’esibizione di forza, quella di portare alle dimissioni al-Sarraj e di dimostrarsi interlocutore essenziale di qualsiasi decisione sul futuro della Libia. 

 

Immagine: Il ministro della Difesa russo, generale dell’esercito, Sergei Shoigu ha aveto un incontro di lavoro con il comandante dell’esercito nazionale libico, generale Haftar (14.08.2017). Crediti: Ministero della Difesa della Federazione Russa. Creative Commons Attribution 4.0 

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