8 novembre 2019

Minori uccisi nelle operazioni contro la guerriglia: il ministro della Difesa si dimette in Colombia

In Colombia, nella serata di mercoledì 6 novembre, si è dimesso il ministro della Difesa Guillermo Botero accusato di avere nascosto le prove relative alla morte di otto minorenni nel corso di un’operazione antiguerriglia. Il 29 agosto l’aviazione colombiana aveva effettuato un bombardamento a San Vicente del Caguán, nel Caquetá, contro una base della frazione dissidente delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC). Nell’operazione era stato ucciso il leader del gruppo armato Gildardo Cucho ed erano morte complessivamente quattordici persone; tra le vittime c’erano anche otto minorenni, tra cui una ragazza di soli dodici anni. Il ministro è stato accusato di essere a conoscenza della presenza di minori nel luogo sottoposto ad attacco e di aver nascosto in un secondo tempo le prove. La mozione di censura contro Botero è stata presentata dal senatore Roy Barreras, del Partito della U, il cui leader è l’ex presidente Juan Manuel Santos, e avrebbe portato a un voto martedì 13 novembre; pochi parlamentari si erano schierati in difesa del ministro, che probabilmente ha voluto evitare questo passaggio. Il presidente Iván  Duque Márquez ha accettato le dimissioni e reso noto di aver nominato il generale Luis Fernando Navarro nuovo ministro della Difesa. Le dimissioni del ministro sono però un sintomo di una fragilità del governo colombiano la cui popolarità è in calo, come hanno evidenziato le recenti elezioni amministrative in cui il Centro democratico, il partito di governo, è stato sconfitto nelle principali città. Ma soprattutto evidenziano una fragilità complessiva della società colombiana, che sembra non riuscire a liberarsi del suo ingombrante passato.  Una parte delle FARC, che aveva aderito al processo di pace, ha fatto marcia indietro accusando il governo e le forze militari di non aver rispettato i patti, riprendendo la lotta armata. Alcuni, come Duque Márquez, sono stati importanti dirigenti del movimento e avevano avuto un ruolo nella trattativa che aveva condotto agli accordi del 2016. Tra le accuse dei dissidenti al governo, quella di non aver tutelato l’incolumità degli ex guerriglieri; dalla firma dell’accordo tra le FARC e il governo, sono circa centotrenta gli ex combattenti assassinati. La violenza dilaga nel Paese: secondo la denuncia di alcune organizzazioni umanitarie, nei primi sei mesi del 2019 sono stati uccisi sessanta difensori dei diritti umani e leader indigeni, all’interno di uno scontro violento per il controllo del territorio. La pacificazione è ancora lontana.

 

Immagine: Iván Duque Márquez (22 marzo 2018). Crediti: Inter-American Dialogue [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso www.flickr.com

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