22 novembre 2019

Si allontana la possibilità di una soluzione politica in Libia

Ahmed Al Mismar, portavoce del generale Khalifa Haftar, il comandante dell’Esercito nazionale libico (LNA), ha rilasciato una dichiarazione, tramite il suo account su Facebook, che mette in evidenza le difficoltà del lavoro diplomatico dell’ONU e della prevista conferenza di Berlino per trovare una soluzione politica alla crisi libica. Le sue parole non lasciano adito a dubbi: «Non esiste alcuna possibilità di successo per una soluzione politica o economica della crisi in Libia prima di un deciso confronto militare». Lo sforzo per la pacificazione e l’unificazione del Paese, ha aggiunto, si scontra con la presenza di «gruppi terroristici e milizie criminali»; il problema è che nella visione delle forze vicine al generale Haftar i gruppi terroristici sono i sostenitori del Governo d’accordo nazionale (GNA) che fanno riferimento a Fayez al-Sarraj. Del resto lo stesso GNA considera Haftar un criminale di guerra e il principale ostacolo a una soluzione politica. Perdurando una situazione di stallo militare per cui le forze dell’LNA non riescono a ‘liberare’ Tripoli né le milizie del GNA a rimuovere l’assedio, la pacificazione del Paese appare ancora molto lontana. La Conferenza di Berlino, voluta da Angela Merkel, per contribuire a una soluzione politica, slitta ancora e si terrà forse a dicembre. Lo stesso Ghassan Salamé, rappresentante speciale del segretario generale dell’ONU e capo della Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha evidenziato le difficoltà che derivano dalle ingerenze delle potenze straniere e dalle divisioni che esistono all’interno stesso del Consiglio di sicurezza. La Conferenza di Berlino si misura con tutti questi ostacoli; inoltre, mentre ci sarà sicuramente la presenza di Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza, dell’Italia e della Germania, molti Paesi dell’area non sono stati invitati benché siano confinanti, come l’Algeria e la Tunisia, suscitando polemiche e perplessità. Riferendo al Consiglio di sicurezza lunedì 18 novembre, Salamé ha fornito un quadro denso di preoccupazione per gli sviluppi della situazione libica, soprattutto dal punto di vista umanitario. La guerra continua a causare vittime tra i civili, come è accaduto nell’attacco alla fabbrica di biscotti nel quartiere Wadi Rabi di Tripoli, che ha causato la morte di dieci persone e il ferimento di trentacinque. La responsabilità dell’accaduto è attribuita alle forze dell’LNA; le vittime sono principalmente migranti e lo stesso Salomé ha dichiarato che l’azione si configura come un crimine di guerra. Nell’attuale situazione libica, la sicurezza e il rispetto dei diritti delle popolazioni civili sembrano ancora lontani.

 

Crediti immagine: Foto di Wolfgang Beisswenger da Pixabay

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