9 ottobre 2019

Stato di emergenza in Ecuador: il governo lascia la capitale

Tensione altissima in Ecuador dove è stato convalidato dalla Corte costituzionale lo stato di emergenza dichiarato dal presidente Lenín Moreno, che ha deciso martedì 8 ottobre di lasciare Quito e di trasferire l’esecutivo a Guayaquil, come misura prudenziale in seguito ai violenti disordini in corso nella capitale e in altre zone del Paese. Da giorni infatti si susseguono manifestazioni, blocchi stradali e occupazioni degli impianti petroliferi, durante i quali si sono verificati aspri scontri con la polizia e sono stati effettuati oltre 400 arresti. A scatenare la protesta sono state le riforme di austerità volute dal presidente, tra le quali in particolare la revoca dei sussidi statali per il carburante, in vigore dagli anni Settanta, per un ammontare di circa 1,3 miliardi di dollari. Il provvedimento ‒ che rientra tra quelli concordati con il Fondo monetario internazionale, al quale l’Ecuador è stato costretto a chiedere un prestito nel 2018 ‒ comporta l’impennata dei prezzi dei trasporti e di conseguenza delle merci, comprese quelle di prima necessità, e risulta quindi particolarmente punitivo per le fasce più deboli della popolazione. Molto attive nella protesta le comunità indigene, riunite nella Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador (CONAIE), che hanno convogliato nella capitale circa 20.000 manifestanti, arrivati in città poco dopo lo spostamento del governo a Guayaquil. Moreno ha escluso che i provvedimenti possano essere modificati o sospesi e ha dichiarato che le proteste non sono espressione di un malcontento popolare, ma il risultato di una manovra politica, accusando il suo predecessore ed ex alleato Rafael Correa di essere in combutta con il presidente venezuelano Maduro per destabilizzare il Paese.

 

Immagine: Lenín Moreno durante una sessione plenaria dell’Assemblea nazionale dell’Ecuador (24 maggio 2018). Crediti: Fotos: Equipo de Fotografía / Asamblea Nacional del Ecuador from QUito, Ecuador [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], attraverso www.flickr.com

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