30 dicembre 2019

Strage di cristiani in Nigeria

L’uccisione di undici persone in Nigeria da parte di fondamentalisti legati allo Stato islamico, avvenuta probabilmente il giorno di Natale e rivendicata tramite un video, riporta all’attenzione della comunità internazionale la realtà dei violenti conflitti interetnici e religiosi che dilaniano l’area settentrionale e centrale del grande Paese africano. Le vittime sono con ogni probabilità cristiani catturati nelle ultime settimane e la strage è stata rivendicata come una risposta all’uccisione dei leader jihadisti tra cui Abu Bakr al-Baghdadi e Abul Hasan Al-Muhajir.  I responsabili dell’eccidio appartengono alla Provincia dell’Africa occidentale dello Stato islamico (ISWAP, Islamic State West Africa Province) che nelle ultime settimane aveva operato diversi rapimenti di cristiani. Il 17 dicembre era stato divulgato un video in cui tredici prigionieri cristiani facevano appello al presidente nigeriano Muhammadu Buhari e alla Christian Association of Nigeria (CAN), affinché aprissero un dialogo con il gruppo fondamentalista per favorire la loro liberazione. Un appello caduto nel vuoto perché le autorità nigeriane si sono rifiutare di trattare con i jihadisti; la ricostruzione della dinamica della strage, sia delle vittime sia dei carnefici, si basa sul collegamento fra i due video. L’ISWAP è una sigla molto attiva nell’ultimo periodo e rappresenta la fazione islamista che provenendo da Boko Haram si è affiliata allo Stato islamico. La situazione dell’area settentrionale della Nigeria è drammatica; oltre 36.000 morti e 2 milioni di sfollati in 10 anni di insorgenza jihadista. Il fondamentalismo armato si sta diffondendo inoltre nei Paesi limitrofi, in particolare in Niger, Ciad e Camerun. L’insorgenza islamista si alimenta con le difficoltà economiche della regione, accentuate dalla desertificazione e dal cambiamento climatico, e con i contrasti violenti che oppongono i pastori fulani e gli agricoltori, per l’utilizzo della terra e delle risorse idriche. In questo contesto si innesca una spirale di intolleranza religiosa che sta provocando vittime ed esodi massicci. La recente presa di posizione sulla persecuzione dei cristiani in Nigeria da parte di Bernard-Henri Lévy pubblicata su Paris Match all’inizio di dicembre aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sul tema, anche se alcuni osservatori ne avevano criticato l’approccio, giudicato sensazionalistico e unilaterale, poiché metteva l’accento in modo esclusivo sulla persecuzione religiosa. L’impatto di una strage efferata perpetrata nel giorno di Natale contro prigionieri cristiani inermi non può lasciare indifferente l’opinione pubblica internazionale e le autorità nigeriane; il presidente Muhammadu Buhari aveva promesso in campagna elettorale un rapido ridimensionamento di Boko Haram e l’apertura di una nuova stagione di pace e sicurezza nel Nord del Paese. Un obiettivo che sembra ancora molto lontano.

 

Immagine: Muhammadu Buhari (26 settembre 2015). Crediti: UNIDO [Attribution-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-ND 2.0)], attraverso www.flickr.com

0