10 luglio 2019

Tensione USA-Cina sulla vendita di armi a Taiwan

Si delinea un nuovo terreno di scontro tra Stati Uniti e Cina; ancora una volta una questione commerciale, ma in un settore molto particolare e dalle forti valenze geopolitiche. Il Dipartimento di Stato ha approvato una ingente vendita di armi a Taiwan (108 carri armati Abrams, 250 missili Stinger e varie tecnologie) per un valore di circa 2,2 miliardi di dollari. La decisione è stata comunicata al Congresso statunitense che dovrà poi ratificarla entro trenta giorni. Grande soddisfazione da parte taiwanese, che vede così rafforzati la collaborazione e il legame con gli Stati Uniti sul tema della difesa e valuta positivamente l’approfondimento delle relazioni come un contributo alla “sicurezza e alla stabilità” dell’area. Immediata e molto dura invece la reazione della Cina – secondo cui Taiwan è una provincia ‘ribelle’, ma parte integrante e inalienabile del territorio cinese – che per bocca del portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang ha espresso profonda insoddisfazione e contrarietà per l’iniziativa statunitense, chiedendone l’immediato ritiro. Pechino ha sottolineato come la vendita di armi a Taiwan rappresenti una violazione delle leggi internazionali, una grave interferenza negli affari interni della Cina e una minaccia per la sovranità e la sicurezza del Paese e per la sua integrità territoriale. Le relazioni bilaterali tra i due Paesi, già difficili per via della ‘guerra dei dazi’, rischiano dunque di appesantirsi ulteriormente.

 

Immagine: Un carro armato Abrams. Crediti: Photo Courtesy of U.S. Army (RELEASED), Sgt. Paula Taylor [pubblico dominio], attraverso it.wikipedia.org

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