17 maggio 2019

Yemen, gli scontri armati complicano il percorso di pace

Le tensioni dell’area tra Iran e Arabia Saudita non favoriscono il processo di pace in Yemen. I ribelli Houthi hanno rivendicato l’attacco condotto martedì 14 maggio con l’utilizzo di droni alle strutture petrolifere saudite, che al di là dei danni causati, abbastanza modesti, ha suscitato preoccupazione a Riyad per l’importanza degli obiettivi da un punto di vista economico e per il salto di qualità tecnologico messo in campo.  La risposta della coalizione a guida saudita non si è fatta attendere; giovedì 16 maggio nuovi attacchi aerei hanno colpito la capitale Sana’a, provocando vittime tra i civili, tra cui anche bambini. Fonti indipendenti parlano di sei morti e numerosi feriti. Anche il porto di Hodeida al centro delle trattative che si erano svolte in Svezia lo scorso dicembre allo scopo di smilitarizzarlo e rendere possibile l’arrivo degli aiuti umanitari destinati ai civili, è stato attraversato da nuovi scontri armati tra i ribelli e l’esercito lealista; la portata del conflitto esploso giovedì 16 è stata limitata, ma sufficiente a bloccare il piano di evacuazione delle milizie e l’attivazione del porto sotto la responsabilità dell’ONU. Questa evoluzione, sicuramente influenzata dai rischi di guerra che attraversano tutta l’area, desta preoccupazione nella comunità internazionale perché rischia di annullare gli sforzi dell’ONU per dare alla crisi yemenita una soluzione politica, assicurando alla popolazione civile, martoriata dalla carestia, dalle epidemie e dalle violenze, una prospettiva di ritorno alla normalità.  

 

Immagine: Gli effetti della guerra causata dalle milizie Houthi nella città di Taiz, Yemen meridionale (22 ottobre 2018). Crediti: anasalhajj / Shutterstock.com

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