7 dicembre 2018

Il generale Haftar incontra il primo ministro italiano Giuseppe Conte

Per la terza volta in poco più di un mese il generale libico Khalifa Haftar è venuto in Italia; un segnale di una possibile evoluzione della politica italiana nelle relazioni con le diverse componenti libiche. Il generale, uomo forte della Cirenaica e comandante dell’Esercito nazionale libico, è arrivato mercoledì 5 dicembre a Roma, dove ha incontrato l’ambasciatore USA a Tunisi, Daniel Rubinstein, incaricato da Washington di seguire gli sviluppi della situazione in Libia. Giovedì mattina Haftar ha avuto invece un colloquio di un’ora e mezza a Palazzo Chigi con Giuseppe Conte. Un vertice che si muove nella direzione di un accordo di pacificazione in Libia tra le varie componenti secondo il piano dell’inviato dell’ONU in Libia, Ghassan Salamé. Sono stati però affrontati anche alcuni dossier che interessano in maniera diretta l’Italia, come il controllo dei flussi migratori e le forniture petrolifere. Secondo alcuni osservatori, il governo italiano, che ha in passato avuto un rapporto privilegiato con Fayez al-Sarraj, a capo del governo di accordo nazionale, con sede a Tripoli, sta cercando di consolidare il rapporto con Haftar, finora piuttosto difficile, perché con la sua influenza politica e il peso dell’esercito da lui comandato sembra in grado di contribuire in modo importante alla sicurezza delle frontiere,  alla stabilizzazione interna e a una gestione protetta delle risorse petrolifere. Secondo alcune indiscrezioni, Haftar avrebbe chiesto a Roma un appoggio nella sua canditura al vertice di un ricostruito esercito nazionale, che opererebbe quindi anche nella Tripolitania e nel Fezzan. Intanto anche al-Sarraj è molto attivo sul fronte diplomatico; a Bruxelles ha incontro i vertici della NATO (per parlare di sicurezza e della presenza in Libia di focolai armati del fondamentalismo) e il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che ha ribadito il sostegno statunitense al piano di Ghassan Salamé che prevede una conferenza nazionale da tenersi a gennaio del 2019 e l’avvio di un processo elettorale in primavera. È possibile che i diversi canali della diplomazia convergano alla fine in un consolidato processo di pacificazione della Libia; la strada rimane ancora lunga.

 

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