23 giugno 2014

A caccia di ictus

La tempestività e l'accuratezza della diagnosi rappresentano attualmente l’unica strategia per arginare i potenziali danni al cervello dei pazienti colpiti da ictus: per questo un team di ricercatori svedesi ha realizzato un casco a microonde in grado di analizzare con rapidità ed efficacia la condizione del tessuto cerebrale, permettendo in tal modo a medici e operatori di adottare fin da subito la terapia più idonea. Strokefinder (questo il nome del prototipo) è stato realizzato dagli ingeneri della Chalmers University of Technology (Göteborg, Svezia), in collaborazione con la Sahlgrenska Academy and Sahlgrenska University Hospital. Grazie alle antenne poste sulla sommità, Strokefinder propaga al cervello delle deboli microonde: le dispersioni o riflessioni mostrate dal segnale di ritorno equivalgono alle varie strutture del cervello, e vengono quindi interpretate da un algoritmo in grado di distinguere entità e posizione dell’eventuale danno cerebrale. Esistono infatti due tipi di ictus: quello emorragico, causato dalla rottura di un’arteria che alimenta il tessuto cerebrale, e quello ischemico, provocato dal blocco del flusso sanguigno a seguito dell’ostruzione completa di un vaso. Entrambe le tipologie presentano sintomi altamente variabili come perdita della sensibilità e difficoltà del linguaggio, e fino a oggi – per poterne identificare esattamente natura ed estensione – era necessario sottoporre il paziente alla TAC prima di procedere con la terapia d’urgenza. Strokefinder, al contrario, è un’unità diagnostica portatile, comodamente installabile all’interno di una comune ambulanza: caratteristica che permetterà agli operatori di effettuare la diagnosi in tempi rapidi, e quindi di intervenire tempestivamente in situazioni in cui il tempo rappresenta un fattore chiave. “I risultati del nostro studio dimostrano che saremo in grado di aumentare il numero di pazienti che riceve il trattamento ottimale direttamente all’interno dell’ambulanza”, commenta Mikael Persson, professore di ingegneria biomedica e coordinatore del progetto. “Si tratta di un grande risultato che porterà enormi benefici nella trattazione medica degli ictus.”


0