05 giugno 2014

Allarme per i ghiacciai italiani

Frammentati e sempre più piccoli, minacciati dal cambiamento climatico, eppure protetti da uno strato di sassi e detriti che ne sta rallentando la recessione: è questo il quadro che emerge dal nuovo catasto dei ghiacciai italiani, realizzato dall'Università di Milano in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano e l'Associazione EvK2CNR, secondo il quale è ormai necessario adottare una strategia europea per la tutela degli spazi alpini, la cui scomparsa avrebbe ripercussioni drammatiche sull’ambiente.

Infatti, nonostante il numero dei ghiacciai sia aumentato negli ultimi sessant'anni, il dato non deve trarre in inganno: la stragrande maggioranza degli 896 corpi glaciali attualmente presenti in Italia ha una dimensione media di appena 0,4 km2, a eccezione di tre soli ghiacciai che, al contrario, superano i 10 km2 di estensione: i Forni in Lombardia, il Miage in Valle d'Aosta, e il complesso Adamello-Mandrone in Lombardia e Trentino. Complessivamente la superficie totale dei ghiacciai italiani si è ridotta del 40% negli ultimi trent'anni, raggiungendo attualmente un’estensione paragonabile a quella del Lago di Garda (ovvero circa 368 km2). Un declino che pare inarrestabile, ma che è stato significativamente rallentato grazie all’azione di sassi, detriti e altro materiale sedimentario, che si stanno allungando su aree sempre più vaste dando vita al particolare fenomeno dei cosiddetti “ghiacciai neri”, la cui superficie oggi è aumentata del 20% rispetto agli anni Sessanta, in assoluta controtendenza rispetto al panorama generale. Si tratta di un fortunato avvenimento che potrebbe forse regalare ai ghiacciai qualche anno di vita in più, ma certamente non risolvere il problema. Anzi, le previsioni in tal senso sono a dir poco pessimiste: tutti i modelli di sviluppo dimostrano chiaramente che, a meno di un brusca inversione di tendenza, più della metà dei ghiacciai italiani si estinguerà entro la fine del secolo.


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