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10 aprile 2018

Amazzonia, rubinetto del pianeta

La foresta amazzonica è la più grande del mondo ed è un ecosistema molto complesso non ancora ben conosciuto. Occupa una superficie immensa – 5,5 milioni di km2 –, conta circa 16.000 specie di alberi e piante ed è senza dubbio il regno della biodiversità. Non è tuttavia – come spesso la si sente definire – “il polmone del mondo”, perché l’enorme quantità di ossigeno da essa prodotta viene consumata per lo più al suo interno dalla decomposizione degli organismi vegetali e dagli animali che la abitano. Ciononostante ha un ruolo fondamentale per il mantenimento dell’equilibrio dell’intero pianeta.

Per molto tempo si è osservato con stupore che la stagione delle piogge inizia in Amazzonia due o tre mesi prima che nelle altre regioni tropicali: tra dicembre e maggio, i venti stagionali trasportano dall’oceano l’umidità che mette fine alla stagione secca, ma nell’Amazzonia meridionale le precipitazioni avvengono già a ottobre, senza dipendere dunque dall’umidità proveniente dai mari. I meteorologi hanno osservato che questa fase anticipata di piogge corrisponde a un generale inverdimento della foresta, intuendo così che dipende dal fenomeno della traspirazione: le piante, infatti, assorbono attraverso le radici l’acqua dal suolo, che viene trasportata attraverso il fusto fino alle foglie e quindi da queste viene in maggioranza sprigionata di nuovo nell’ambiente in forma di vapore acqueo.

Soltanto nel 2017 quest’ipotesi è stata empiricamente dimostrata, grazie allo studio della composizione di tale vapore acqueo, che è molto ricco di deuterio, un isotopo dell’idrogeno molto pesante che gli oceani rilasciano e i venti trasportano in molta minore quantità.

L’Amazzonia dunque produce la pioggia da sola. Non solo, però. Questa enorme massa di vapore acqueo, che forma una sorta di fiume in cielo – una sorta di secondo, aereo, Rio delle Amazzoni – viene trasportata dal vento, contribuendo così probabilmente anch’essa a innescare la stagione delle piogge. Le piante non sarebbero dunque solo le beneficiarie delle piogge stagionali, ma anche le loro produttrici. Ciò spiegherebbe anche perché con il procedere delle deforestazioni si assista a fenomeni crescenti di siccità. Più che un erogatore di ossigeno, l’Amazzonia pare quindi un erogatore d’acqua, non meno importante nella regolazione generale del clima. Studi analoghi sono stati intrapresi sulle foreste fluviali congolesi, per comprendere se anche lì siano in corso gli stessi processi.

Veduta aerea della foresta amazzonica. Crediti immagine: Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic. Autore: Neil Palmer. Attraverso Wikimedia Commons