19 maggio 2015

Anche i pesci utilizzano la crema solare

Alcune specie marine, tra cui pesci zebra e ricci di mare, sono in grado di produrre spontaneamente un composto in grado di proteggere gli animali dall’esposizione eccessiva ai raggi ultravioletti: lo afferma uno studio condotto dai ricercatori della Oregon State University, secondo i quali tale composto – ribattezzato gadusol – potrebbe fornire la base per la fabbricazione industriale di protezioni solari ancora più efficaci e sicure.

Il gadusol è una sostanza chimica di grande interesse scientifico per la sua particolare capacità di proteggere il DNA dai danni provocati dai raggi UV: una caratteristica evolutiva sviluppata nel corso del tempo dalle specie marine che vivono negli strati superiori dell’oceano o abitano le barriere coralline, ovvero quelle che maggiormente subiscono il bombardamento pressoché ininterrotto della luce solare. E infatti la presenza del gadusol era stata originariamente attestata in alcuni organismi marini come – nello specifico – le uova di merluzzo, gli occhi del gambero mantide e le larve appena nate di artemie saline, e ci sono prove scientifiche a sostegno dell’ipotesi che tale composto venga prodotto anche da anfibi, rettili e uccelli; questa peculiarità genetica sembra però totalmente assente nei mammiferi, tra cui l’uomo. Inizialmente i ricercatori erano convinti che la formazione delle sostanze affini al gadusol, comunemente impiegate per la trattazione del diabete e delle infezioni fungine, fosse una diretta conseguenza della dieta dei pesci o del rapporto simbiotico che questi animali instaurano con alcuni batteri, gli unici microrganismi nei quali finora poteva essere trovato l’enzima biosintetico comune a tutte le sostanze suddette, l’EEV. È stata perciò grande la sorpresa dei ricercatori nel constatare che non soltanto i pesci, ma anche diversi vertebrati sembrano provvisti di alcuni geni molto simili a quelli in grado di codificare per questo particolare enzima. «Il fatto che il composto venga prodotto dai pesci, come da altri animali tra cui gli uccelli, rende ipotizzabile una forma di assunzione clinicamente sicura in forma di pillole», spiega Taifo Mahmud, professore di chimica farmaceutica presso la Oregon State University. «Può darsi che in futuro sarà possibile utilizzare il lievito per creare grandi quantità di questo composto naturale, da cui successivamente ricavare pillole e lozioni, esattamente come per gli altri cosmetici che si possono trovare al supermercato o in farmacia».

 

 

 


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